I nostri reportage: Incontro con Fabrizio Didonna

Citazione Consigliata: Di Natale, S. (2017). I Nostri Reportage: Incontro con Fabrizio Didonna [Blog Post]. Retrieved from: http://www.tagesonlus.org/2017/11/21/i-nostri-reportage-incontro-con-fabrizio-didonna/

La mente “MINDLESSNESS” nel DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

Il protocollo “Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Obsessive-Compulsive Disorder”, presentato venerdì 17 novembre presso Tages Onlus dal dott. Fabrizio Didonna, rappresenta la sintesi di un lavoro lungo 15 anni e il tentativo di integrare l’esperienza clinica con la pratica mindfulness.

Trattare il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) significa comprenderne non solo la fenomenologia, ma anche e soprattutto l’esperienza personale di sofferenza di chi, con difficoltà, riesce a richiedere un trattamento specifico per tale disturbo.

Ciò che è importante sottolineare è che quando parliamo di DOC ci riferiamo ad un continuum che vede ai propri estremi i concetti di normalità e di patologia, così come è necessario considerare la presenza di diversi livelli di disagio percepito, di invalidazione e di utilità dei sintomi.

I suoi elementi costitutivi, che estrapoliamo dalla sua definizione ufficiale, comprendono:

  • ossessioni (involontarie), che si esprimono a volte sottoforma di pensieri, immagini, di suoni, di impulsi e/o di dubbio, di cui il soggetto non sperimenta il controllo;
  • interpretazioni (volontarie) metacognitive, cioè la valutazione del pensiero: “Se l’ho pensato allora vuol dire che lo desidero”;
  • rituali mentali e non (volontari), che vengono messi in atto al fine di neutralizzare le emozioni difficilmente tollerabili.

I pazienti ossessivi compulsivi presentano un problema rispetto ai loro pensieri: hanno sviluppato credenze e convinzioni disfunzionali verso se stessi e gli altri. Pensare dunque a qualcosa di negativo implica, in modo consequenziale, metterlo in atto. Il pensiero assume un peso reale, soprattutto quando il contenuto di quest’ultimo implica un’assunzione di responsabilità tanto temuta.

Il DOC è anche detto il disturbo dalle molte facce; diverse infatti sono le tipologie nosografiche ad esso associate: da controllo, da lavaggio e pulizia, da ordine e simmetria, ossessivo puro, superstizioso, da accumulo/accaparramento (hoarding).

La domanda posta dal dott. Didonna: “che cosa è comune a tutte le forme di DOC?” ha poi stimolato la riflessione clinica e collettiva del gruppo.

Ciò che è emerso è l’estrema difficoltà, dei soggetti ossessivo-compulsivi, di accettare particolari stimoli attivanti (pensieri, sensazioni fisiche) o le emozioni da essi elicitate (come per esempio ansia, disgusto, vergogna, colpa, paura), così come l’apparente impossibilità percepita nell’evitare, dilazionare o sospendere una specifica reazione (cognitiva, emotiva o comportamentale) nel momento esatto in cui tali stimoli vengono percepiti.

E’ come se il soggetto DOC fosse esposto costantemente a una minaccia, quando, in realtà, non è presente nessun pericolo reale. E anche in assenza di quest’ultimo vi è l’estrema necessità di accertarsi che la catastrofe immaginata non si realizzi.

Il concetto, ben espresso dal modello MBCT per DOC, trova riscontro nella formulazione cognitivo-evoluzionistica del disturbo presentato dal dott. Didonna.

La presenza di uno stimolo iniziale (pensiero, dubbio, immagine, sensazione fisica, percezione) diventa oggetto di una immediata valutazione negativa. A mediare tra lo stimolo e tale valutazione, però, ci sarebbero i cosidetti bias ossessivi, concettualizzati dall’autore come deficit di mindfulness (Didonna, 2008), che assumono la forma di modalità rimuginative del pensiero, bias attentivi, fenomeno della fusione pensiero/azione o pensiero/evento, bias di non accettazione (esempio intolleranza dell’incertezza), auto-invalidazione percettiva e bias interpretativi (metacognitivi) relativi ai propri stati interni.

La conseguenza di tale valutazione negativa degli stimoli porta inevitabilmente a una iper-attivazione disfunzionale del nostro sistema protettivo (Gilbert, 2010): la minaccia è adesso percepita, rendendo necessaria l’attuazione dei comportamenti protettivi (evitamento, rituali, rassicurazioni, attenzione selettiva, soppressione del pensiero) al fine di ridurre ed eliminare emozioni difficilmente tollerabili come ansia, vergogna, disgusto, colpa e tristezza.

In questi termini risulta chiaro al lettore come intervenire sui deficit di mindfulness risulta fondamentale per la riduzione significativa della sintomatologia oggetto di sofferenza per il paziente.

Il DOC come disturbo della fiducia.

Un aspetto fondamentale presente in tutti coloro che soffrono di DOC è la sfiducia verso gli elementi che caratterizzano la propria esperienza interna. In loro, infatti, è presente un sentimento cronico e pervasivo di sfiducia verso la propria memoria, le proprie percezioni sensoriali, le proprie intenzioni, la propria attenzione e, infine, come conseguenza anche una sfiducia nelle proprie azioni.

E la mindfulness?

Jon Kabat-Zinn, autore del più famoso e diffuso protocollo di riduzione dell’ansia e gestione dello stress, il Mindfulness-Based Stress Reduction (1990), definisce la mindfulness come “la consapevolezza che emerge prestando attenzione intenzionalmente, al momento presente e in modo non giudicante al presentarsi dell’esperienza momento per momento”.

Data la premessa iniziale, non è difficile intuire come coloro che soffrono di DOC presentino un’importante difficoltà nel mettere in pratica quest’abilità. Assumere un atteggiamento mindfulness, aperto, accettante e non giudicante rispetto alla nostra esperienza interna, implica sviluppare una relazione differente con i contenuti della nostra mente.

 

“Non attraverso le azioni,

non attraverso le parole,

noi diventiamo liberi dalle contaminazioni mentali,

ma osservandole e riconoscendone in continuazione”

Anguttara Nikaja, 557 – 477 B.C.

E’ possibile, dunque, imparare a decentrarci rispetto all’intera nostra esperienza interna. Questo produce un effetto diretto, in termini di cambiamento, rispetto alla relazione che intratteniamo con i contenuti percepiti come minacciosi dei nostri pensieri.

Uno degli obiettivi del trattamento che il protocollo MBCT per DOC si propone è proprio quello di “calmare la mente”, producendo i seguenti effetti: una riduzione sostanziale dell’attività rimuginativa; il potenziamento delle funzioni di decentramento, disidentificazione e defusione rispetto ai propri pensieri; il miglioramento dell’auto-regolazione attentiva; lo sviluppo, a diversi livelli, dell’aspetto metacognitivo, volto a non dare significati continui ai contenuti mentali e favorendo l’accettazione e l’auto-validazione dei propri stati interni.

Nei termini della Compassion Focused Therapy (Gilbert, 2010), dalla quale l’MBCT per DOC estrapola e integra alcuni aspetti, la mindfulness per il trattamento DOC previene l’inutile e decontestualizzata attivazione del sistema protettivo, favorendo una più stabile attivazione del sistema calmante e, dunque, di quell’importante sentimento di fiducia discusso precedentemente.

 

“Solo nell’acqua calma le cose si specchiano in modo non distorto.

Solo in una mente calma vi è un’adeguata percezione del mondo”.

Hans Margolius

 

La struttura del protocollo MBCT per DOC

Come accennato in precedenza, la Mindfulness-Based Cognitive Therapy per il Disturbo Ossessivo Compulsivo ha un debito con altri protocolli basati sulla mindfulness, come l’MBSR (Mindfulness-based Stress Reduction) di Jon Kabat-Zinn (1990), l’MBCT (Mindfulness-based cognitive Therapy) di Segal, Williams e Teasdale (2014), la Compassion Focused Therapy di Gilbert (2010) e l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) di Steven Hayes (2012), alla quale ricorre per l’uso delle metafore.

Le 11 sedute che compongono il programma prevedono temi specifici per ogni incontro ed elementi chiave che ne definiscono la struttura e gli obiettivi. Come per qualsiasi protocollo basato sulla mindfulness, esso prevede la sua applicazione sia in setting di gruppo che individuali.

Siamo dunque in attesa dell’uscita del libro, prevista per il prossimo anno, al fine di approfondire, studiare e applicare il protocollo MBCT per DOC.

 

Dott.ssa Sefora Di Natale

Psicologa

(Iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Toscana N° 7004)

 

 

Bibliografia

Didonna, F. (2008). Manuale clinico di mindfulness. Milano: Franco Angeli.

Gilbert, P. (2010). Compassion Focused Therapy: Distinctive Features. London: Routledge.

Hayes, S.C., Strosahl, K.D. & Wilson, K.G. (2012). Acceptance and commitment therapy: The process and practice of mindful change (2nd ed.). New York: The Guilford Press (trad. it. ACT: Teoria e pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy, ed. it. Maffei C., Milano: Raffaello Cortina, 2013).

Kabat-Zinn, J. (1990). Full catastrophe living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain and illness. Dell, New York. (trad. it. Vivere momento per momento. Corbaccio, Milano, 2012)

Segal, Z.V, Williams, J.M.G. & Teasdale, J.D. (2014). Mindfulness. Al di là del pensiero, attraverso il pensiero. Torino: Bollati Boringhieri editore.

 

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