Il ruolo del padre: dove siamo adesso e perché è importante

Citazione Consigliata: Inghirami, F. (2017). Il ruolo del padre: dove siamo adesso e perché è importante [Blog Post]. Retrieved from: http://www.tagesonlus.org/2017/12/06/ruolo-del-padre

Per molto tempo il padre è stato considerato come una figura di autorità e di disciplina, “provider” dedito al sostentamento socio-economico e alla sicurezza della famiglia. È stato visto come responsabile della protezione della diade madre-bambino e del sostegno alla madre durante l’accudimento. Inoltre il padre è stato definito “terzo relazionale”, con il compito di mediazione nella diade per ampliare l’universo psichico del bambino o anche mediatore con il mondo esterno, per poter presentare il mondo al bambino (Winnicott, 1964).

Dunque la figura della madre rimaneva la principale, se non l’unica, responsabile dei rapporti affettivi, del clima emotivo familiare e della cura dei figli.

A partire dagli anni ’70 questo rigido modello del padre ha subito un profondo cambiamento: infatti con lo sviluppo di un modello multicausale e complesso dello sviluppo che concettualizzava un bambino attivo fino dalla nascita e le cui competenze non si sviluppano necessariamente in rapporto alla madre, ma in generale ad un caregiver, si è iniziata ad affermare l’importanza di entrambe le figure genitoriali (Schaffer, 1971). In quest’ottica la relazione padre-figlio viene riconosciuta come un vero e proprio legame di attaccamento, indipendente e alternativo a quello che il bambino costruisce con la madre.

Un’ulteriore spinta alla trasformazione del ruolo del padre si deve al diffondersi di modelli familiari a “doppia carriera”, ovvero dove entrambi i partner sono impegnati in attività lavorative. Questo ha determinato necessariamente una progressiva negoziazione dei ruoli genitoriali e una modifica delle funzioni tradizionali assolte da ciascun membro della famiglia.

Di fronte a questo cambiamento, all’affermazione di padre come una figura meno distante, più complice e partecipe, è lecito chiedersi se si possa parlare di “nuovi padri” o se si tratta ancora di una “rivoluzione in stallo”. Da un lato non si può negare che nonostante le differenze tra il ruolo del padre e quello della madre si siano assottigliate, esistono ancora numerose diversità e una forte asimmetria sia nei compiti di cura sia nella divisione degli impegni domestici. Una ricerca realizzata da Parke nel 2002 dimostra che sebbene i padri posseggano le competenze nei compiti di caregiving, la maggior parte del tempo trascorso dai padri con i loro figli è impiegato in attività di gioco e quindi ancora una volta il compito di cura materiale è assolto principalmente dalle madri. Inoltre il tempo passato con i figli avviene soprattutto in contesti di interazione triadici o familiari.

Dall’altra parte, bisogna tenere presente che nonostante ci sia una profonda rottura con la visione tradizionale della paternità, non si è creato un vero e proprio modello di nuovi padri anche perché non c’è un esempio di riferimento e con cui possano identificarsi nella costruzione della loro paternità.

La progressiva trasformazione del ruolo del padre e il crescere dell’investimento paterno nel ruolo genitoriale, ha fatto si che negli ultimi anni molti autori si siano dedicati allo studio delle caratteristiche paterne e in particolare l’attenzione degli studiosi si è focalizzata sugli effetti che la partecipazione del padre nelle cure ha sul bambino stesso e sulla diade madre-bambino. I risultati complessivi avvalorano l’ipotesi che ci siano importanti ripercussioni affettive del coinvolgimento paterno sia perché abitua la diade al riconoscimento dell’altro sia perché abitua la madre all’idea di condivisione del bambino.

Inoltre lo studio e la ricerca all’interno di questo ambito è motivato dal fatto che ci sono tutta una serie di vantaggi sullo sviluppo evolutivo dei figli: permette un migliore sviluppo da un punto di vista cognitivo e conduce a maggiori risultati accademici (Hetherington, Cox & Cox, 1978). La figura paterna costituisce un fattore di protezione nello sviluppo emotivo e sociale (Chiland, 1982; Field 1978; Golinkoff & Ames, 1979; Lamb, 1977; Yogman, 1981). Ancora altre ricerche testimoniano che la relazione e la fiducia nella figura paterna promuovono nel bambino la socievolezza e un locus of control interno, maggiore controllo degli impulsi, capacità di ritardare le gratificazioni e senso di responsabilità (Biller & Kimpton, 1997; Biller & Trotte, 1994; Akande, 1994; Radin, 1982). Invece l’assenza del padre risulta essere uno dei maggiori fattori di rischio nel determinare traiettorie evolutive disfunzionali (Blankehorn, 1996; Booth & Crouter, 1998; Earle & Letherby, 2003; Marks & Palkovitz, 2004; Schwartz, 2001).

Nonostante all’interno del pensiero teorico e scientifico ci siano tutta una serie di ricerche che testimoniano quanto sia importante il ruolo del padre non solo come sostegno alla figura materna, ma anche come sostenitore dello sviluppo socioaffettivo del bambino, tende ancora ad essere privilegiata e dominante l’idea che la madre costituisca la principale responsabile dello sviluppo del figlio. Sono necessari ulteriori sforzi che si focalizzino non tanto sul determinare chi tra la madre o il padre abbia la funzione prioritaria nello sviluppo del bambino, ma che sottolineino le differenze qualitative di ciascun ruolo svolto dai membri del sistema familiare.

Dott.ssa Francesca Inghirami

Tirocinante presso Tages Onlus

 

Bibliografia:

 

Akande, A. (1994). What meaning and effects does fatherhood have in child development? In Early Child Development and Care, 101, pp.51-58.Biller,H.B. & Kimpton, J.L. (1997) the father and the school-aged child. In Lamb, M.E.(ed) The role of the father in child Development. John Willey & Sons. Hoboken,NJ.

 

Biller, H.B. & Trotte, R.J. (1994) The father factor. Simon& Schuster:NewYork

 

Blankehorn, D. (1996). Fatherless America: Confronting our most urgent social problem. Harper Perennial:New York.

 

Booth, A. & Crouter, A.C (1998). Men in families: When do they get involved? What difference does it makes? Lawrence Erlbaum Associates:New York

 

Chiland, C. (1982). A new look at fathers. The psychoanalytic Study of the Child, 37, pp.367-379.

 

Earle, S. & Letherby, G. (2002). Gender, identity and reproduction: social perspectives. Palgrave:London.

 

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Golinkoff, M.R. & Ames,G.J. (1979). A comparison of fathers’ and mothers’ speech with their young children. Child Development, 66, pp.285-298.

 

Hetherington, E.M., Cox, M. & Cox, R. (1978). Family interaction and the social, emotional and cognitive development of children following divorce. In Vaughn, V., Brazelton, T.(ed). The Family: setting priorities. Science and medicine publishing:NewYork.

 

Lamb, M.E. (1977). Father-infant and mother-infant interaction in the first year of life. Child Development, 48 (1), pp. 167-181.

 

Marks, L. & Palkovitz, R. (2004). American fatherhood types: the good, the bad and the uninterested. Fathering: a journal of theory, research and practice about men as fathers, 2(2), pp. 113-129.

 

Parke, R.D. (2002). Fathers and Families. In Bornstein, M.H. (ed). Handbook of parenting, vol.3:Being and becoming a parent. Lawrence Erlbaum Associates:NewYork.

 

Radin, N. (1982). Primary caregiver and role sharing fathers. In Lamb, M.E. (ed) Non-traditional Families. Lawrence Erlbaum Associates, Hillsdale, Nj, pp.173-204.

 

Simonelli, A. (Ed.).(2014). La funzione genitoriale: sviluppo e psicopatologia. Raffaello Cortina Editore:Milano.

 

Schaffer, R.H. (1971). The Growth of Sociability. Penguin:NewYork.

 

Schwartz, S.J. (2001). The evolution of Ericksonian and neo-Eriksonian identity theory and research. A review and integration. In Identity: an international Journal of Theory and Research, 1 pp.7-58.

 

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Winnicott, D.W. (1964). The Child, the Family and the Outside World. Penguin:NewYork.

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