FARE ABBUFFATE DI SERIE TV: IL ‘BINGE-WATCHING’

Citazione Consigliata: Floridi, M. (2018). Fare abbuffate di serie TV: il ‘binge-watching’ [Blog Post]. Retrieved from: http://www.tagesonlus.org/2018/01/25/binge-watching

“Solo un altro episodio e poi basta.” Si comincia così e ci si ritrova, dopo tre o quattro ore, ad aver finito un’intera stagione di una serie televisiva.
Nell’ultimo periodo si è sentito molto parlare del fenomeno del binge-watching, specialmente dopo l’arrivo di Netflix nelle nostre case e nella nostra quotidianità, tanto che nel 2013 il termine è stato introdotto nell’Oxford English Dictionary. Il binge-watching viene definito come “guardare più episodi di una serie tv o di un programma televisivo in rapida successione, sfruttando le piattaforme di streaming” (Oxford Dictionaries, 2013).

In sostanza tutto quello che una persona deve avere è una connessione internet ed un computer o uno smartphone per poter “binge-watchare” la propria serie tv preferita. Per questo motivo il fenomeno del binge-watching può essere considerato un prodotto dello sviluppo tecnologico, in quanto al giorno d’oggi la maggior parte della popolazione mondiale è connessa ad internet e possiede un device, che sia questo un computer, un tablet oppure uno smartphone.

Il termine “binge”, però, non è nuovo nel panorama mondiale, infatti è stato usato inizialmente per definire uno dei disturbi alimentari presenti nel DSM-5. Ci riferiamo appunto al binge-eating disorder, definito come “mangiare, in un periodo di tempo limitato, una quantità di cibo che risulta maggiore rispetto a ciò che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso arco di tempo e in simili circostanze, ed è inoltre associato a perdita di controllo” (American Psychiatric Association, 2013).

Il comportamento di “abbuffarsi” di serie tv è favorito e incoraggiato dalle stesse piattaforme di streaming, ad esempio lo stesso Netflix, considerato una delle piattaforme più usate a livello mondiale, tende a rilasciare intere stagioni in un solo giorno così che tutti gli episodi siano disponibili fin da subito per poter iniziare la “maratona”.

Ma perché le persone sono spinte a guardare una puntata dopo l’altra per ore ed ore?
Il fenomeno del binge-watching è diffuso soprattuto tra gli adolescenti e i giovani adulti e non fa distinzioni di sesso, infatti maschi e femmine presentano gli stessi livelli di binge-watching (Pena, 2015). L’essere umano è da sempre considerato un animale sociale, quindi sente il bisogno di interagire con altri e di sentirsi parte di un gruppo.

Infatti una delle motivazioni che spingono gli individui a guardare un episodio dopo l’altro è proprio per “mettersi in pari” con i propri amici e conoscenti così da non esperire quel senso di esclusione dovuto al non aver visto una determinata serie tv (Matrix, 2014; Wheeler, 2015). Per questo motivo, mentre prima il binge-watching veniva visto in chiave negativa, ora sembra essere diventato una norma a cui la maggior parte delle persone aderisce per non sentirsi esclusa.

Questo ha portato ad uno stravolgimento della routine giornaliera, tanto che sempre più persone organizzano la loro vita quotidiana in funzione degli episodi da guardare, rimandando o evitando compiti importanti da portare a termine (Petersen, 2016).

Questo è visibile soprattutto tra gli studenti, infatti stare per ore davanti al pc porta i ragazzi a togliere del tempo allo studio e alle attività accademiche, causando ripercussioni anche sul rendimento scolastico (Winland, 2015).  Anche questo fenomeno, così come il binge-eating disorder, è associato a perdita di controllo, infatti spesso le persone riportano di premere il pulsante play episodio dopo episodio senza rendersene conto (Pena, 2015).

La funzione che il binge-watching ricopre per queste persone è di evitamento, per questo viene considerato una via di fuga dai problemi della vita quotidiana (Pena, 2015). Immergersi in un episodio porta gli individui a dimenticarsi degli impegni e dei problemi che li affliggono, contribuendo a sperimentare una sensazione di sollievo momentanea (Ahmed, 2017).

Essi affermano di sentirsi molto più rilassate durante la visione e l’associazione tra il binge-watching e la sensazione di rilassatezza viene rinforzata dal fatto che questa sensazione si protrae lungo tutto il periodo di visione, mentre è negativamente rinforzata dallo stress e dalla ruminazione che sopraggiungono una volta che lo schermo viene spento (Kubey & Csikszentmihalyi, 2002).

Dal punto di vista psicologico è stata osservata una relazione tra depressione e solitudine e il binge-watching. Spesso le persone riportano di preferire guardare programmi televisivi a casa da sole, così facendo esse creano uno spazio virtuale in cui vivere che le allontana dal mondo esterno (Ahmed, 2017). Questo porta a sperimentare un forte senso di solitudine che può addirittura sfociare in una diagnosi di disturbo depressivo, infatti è stato visto che le persone depresse tendono ad attribuire molto più tempo al binge-watching e più si sentono sole e depresse e più episodi guardano (Wheeler, 2015).

Ma considerando tutto questo, si può parlare di dipendenza quando si parla di binge-watching?
Formalmente la dipendenza da una sostanza viene definita dagli psicologi come un disturbo caratterizzato da criteri che includono una notevole quantità di tempo impiegata nell’uso della sostanza; un’uso superiore di quanto si vorrebbe; pensare di diminuire o mettere in atto ripetuti sforzi infruttuosi per ridurre l’uso; rinunciare ad importanti attività sociali, familiari o professionali a causa dell’uso della sostanza; e presentare sintomi di astinenza quando si smette di farne uso (Kubey & Csikszentmihalyi, 2002).

Nonostante i binge-watchers non si considerino dipendenti, poiché non percepiscono gli effetti collaterali negativi a differenza delle dipendenze da sostanze (Ahmed, 2017), il binge-watching in alcuni casi e per alcuni individui potrebbe soddisfare tutti i criteri sopra indicati.
Essendo però un fenomeno emergente, di cui sono presenti ancora pochissimi studi, non esiste una vera e propria diagnosi di binge-watching disorder. Resta comunque un fenomeno da non sottovalutare in futuro vista la diffusione sempre maggiore delle piattaforme di streaming e lo sviluppo inarrestabile della tecnologia.

 

Dott.ssa Marta Floridi

Tirocinante presso Tages Onlus

 

Bibliografia:

Ahmed, A.A.A.M. (2017). New era of TV-Watching Behavior: Binge Watching and its Psychological Effects. Media Watch, 8(2), 192-207.
American Psychiatric Association (APA), (2013). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano (2014).
Kubey, R., & Csikszentmihalyi, M. (2002). Television addiction is no mere metaphor. Scientific American, 286(2), 74-80
Matrix, S. (2014). The Netflix Effect: Teens, Binge Watching, and On-Demand Digital Media Trends. Jeunesse: Young People, Texts, Cultures, 6(1), 119-138.
Pena, L. L. (2015). Breaking binge: Exploring the effects of binge watching on television viewer reception (Doctoral dissertation, Syracuse University)
Petersen, T. G. (2016). To Binge or Not to Binge: A Qualitative Analysis of College Students’ Binge Watching Habits. Florida Communication Journal, 44(1), 77-88.
Winland, C. (2015). An exploration of binge-watching and its effects on college academics.

Sitografia:

Oxford Dictionaries Word of the Year 2013: Runners-up. (2013, November 19). OxfordDictionaries.com.
Wheeler KS. (2015). The relationships between television viewing behaviors, attachment, loneliness, depression, and psychological well-being. Georgia Southern University website.
Winland, C. (2015). An exploration of binge-watching and its effects on college academics. cassandrawinland.com

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