SIAMO TUTTI UN PO’ SUPEREROI. Giovanni parla in classe della sua Kriptonite: la dislessia

Citazione consigliata: Mascioni, R.. (2018). “Siamo tutti un pò supereroi”. Giovanni parla in classe della sua Kriptonite: la dislessia [Blog Post]. Retrieved from: http://www.tagesonlus.org/2018/06/09/siamo-tutti-un-po-supereroi

“Come Superman, tutti quanti abbiamo dei punti di forza, cose dove siamo bravi, che riusciamo a fare meglio… E punti deboli, cose dove siamo meno bravi e che ci restano difficili… Tutti, ma proprio tutti, anche mamma e babbo e la maestra pure… Anch’io ho un po’ di superpoteri e di Kriptonite. Sapete qual è la mia Kriptonite? Io sono bravo a nuotare ma che fatica quando disegno una tabella, vado tutto storto. Conosco il significato di tantissime parole e ho una memoria da elefante, so anche molte cose: sapete che il bradipo, pur di non scendere dal suo albero mangia le alghe che stanno sulla sua pelliccia? Fa un po’ schifo ma è la verità. Ma a leggere vado piano piano e qualche volta mi inceppo e le doppie, sono un vero incubo…”.
Così Giovanni, un bambino di 10 anni che frequenta la Scuola Primaria, ha iniziato a parlare ai suoi compagni e maestre. Ha accettato con entusiasmo di mettersi in gioco e di condividere la sua Kriptonite: il suo essere dislessico, disortografico e discalculico.
Ma non solo Giovanni ha parlato delle sue difficoltà ma, come un bravissimo maestro d’orchestra, ha diretto uno spazio in cui ha mostrato come è possibile studiare e leggere con gli orecchi. Sicuro e tranquillo ha presentato alla sua classe come lui stesso legge e apprende con i libri digitali e con Geco, un software creato da Anastasis rivolto a studenti con DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento).
I suoi compagni sono stati così coinvolti, curiosi e interessati da bombardarlo di domande tanto che, tra l’entusiasmo generale, Giovanni, rivolto alla maestra, dice “La scuola lo potrebbe comprare!”.
E parlando di nuove tecnologie e didattica inclusiva, direi proprio che il bambino ha pienamente ragione perché questo software può essere benissimo utilizzato in classe con la LIM o con il videoproiettore e rientrare così tra i normali strumenti didattici quotidiani. Attualmente l’informatica è il miglior strumento che compensa le difficoltà legate ai DSA ma, attenzione, non risolve il problema se il bambino stesso non ne comprende le potenzialità e non può farlo senza il supporto dei propri genitori e dei suoi insegnanti.
Spesso i ragazzi con DSA, soprattutto crescendo, non accettano gli strumenti compensativi perché poi “gli altri ci dicono che i nostri voti non sono veri”. Si autoconvincono che il loro utilizzo è un privilegio ingiusto arrivando ad un netto rifiiuto “perché pensano di potercela fare e poi non voglio essere diversi come alla Scuola Primaria”. Queste, purtroppo, sono le parole di una ragazzina della Scuola Secondaria di primo Grado.
Ma perché allora non introdurli nella normale didattica?
Ogni bambino avrà la possibilità di imparare ad usare strumenti diversi e a sperimentare varie strategie scegliendo liberamente ciò che lo può rendere autonomo nell’apprendimento e in grado di provvedere ai propri bisogni formativi. Gli studenti potrebbero essere accompagnati in percorsi che valorizzano le loro capacità ed abilità, rinforzando la loro autostima e favorendo l’integrazione con i compagni e con gli adulti.
Se l’insegnante di storia spiega il capitolo su “L’Europa dopo il Mille”, sottolineando sul libro digitale alla LIM i fatti più importanti o leggendo il paragrafo con la sintesi vocale, dov’è l’eccezionalità? Anzi, in questo modo, la diversità di abilità tra i ragazzi diventa un valore aggiunto e ogni studente DSA non sarà costretto a dichiarare la propria ‘condizione clinica’. È semplicemente la diversità che diventa normalità.

 

 

Dott. ssa Roberta Mascioni 

Psicologa Psicoterapeuta

(Iscrizione Ordine degli Psicologi dell’Umbria n°483)

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