tages onlus, disturbi dell'alimentazione

CHE COS’È

 

La diagnosi

 

Il Disturbo Evitante/Restrittivo dell’Alimentazione (ARFID) è una categoria diagnostica che nella più recente versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5, 2013) sostituisce il “Disturbo della nutrizione nell’infanzia e nell’adolescenza”. Il Disturbo si caratterizza per la persistente incapacità di soddisfare le esigenze nutrizionali e/o energetiche, in assenza di timori legati all’aumentare di peso o dispercezioni dell’immagine corporea.

Il disturbo si manifesta con alcuni segni e sintomi distintivi che si associano all’incapacità di soddisfare le esigenze energetico-nutrizionali, che possono presentarsi singolarmente o contemporaneamente.

Ciò può determinare le seguenti conseguenze: significativa perdita di peso o l’incapacità di raggiungere gli obiettivi ponderali previsti per l’età; carenze nutrizionali (ad esempio anemia o carenza di ferro); deficit nutrizionale significativo; funzionamento dipendente dalla nutrizione enterale o dai supplementi orali; marcata interferenza con il funzionamento psicosociale (DSM 5, 2013; Williams et al., 2015; Zimmerman & Fisher, 2017).

La diagnosi, solitamente proposta dai pediatri, può essere fatta a qualunque età ma solitamente viene posta durante la seconda infanzia o la prima adolescenza. Per diagnosticare il disturbo è necessario che non sia già stata diagnosticato un altro disturbo dell’Alimentazione e della Nutrizione e che i sintomi non siano meglio spiegati dalla carenza di cibo, da una pratica culturalmente accettata o da altre condizioni mediche e/o psichiatriche concomitanti (DSM 5, 2013; Williams et al., 2015).

Data la recente istituzione del disturbo come categoria diagnostica, non sono ancora disponibili dati epidemiologici, tuttavia si ritiene che l’età di insorgenza sia più precoce rispetto agli altri Disturbi dell’Alimentazione e che sia più diffuso nella popolazione maschile (Brigham et al., 2018; Bourne et al., 2020). La categoria ARFID accoglie oggi moltissimi casi di persone, soprattutto in età evolutiva, che non soddisfacevano i criteri per la diagnosi di Anoressia Nervosa e che in passato venivano etichettati in vari modi, come “alimentazione selettiva”, “rifiuto del cibo”, “fobia del cibo” o “disturbo emotivo dell’evitamento del cibo” (Waller, 2019).

 

 

Come si presenta

 

Nel caso in cui il disturbo si manifesti in neonati/e o bambini/e molto piccoli/e, essi possono risultare troppo agitati o assonnati per essere nutriti e tendenzialmente hanno un comportamento non collaborante al momento del pasto. Nel caso di pazienti di maggiore età, il Disturbo restrittivo/evitante può manifestarsi insieme a difficoltà emotive dello spettro ansioso o dell’umore (DSM-5, 2013). Il Disturbo può manifestarsi con un calo ponderale o con ritardo nella crescita; in alcuni casi, i pazienti manifestano il desiderio di aumentare il loro peso o colmare le carenze nutritive, ma senza riuscirci (Zimmerman & Fisher, 2017).

 

 

Ipotesi eziopatogeniche

 

Sono state proposte diverse ipotesi per spiegare la causa dell’ARFID. Tra le principali troviamo:

 

  • Alta sensibilità alimentare: marcata sensibilità sensoriale a determinati colori, consistenze, temperature o sapori di alcuni cibi;
  • Alta selettività alimentare: in questo caso il disturbo è causato dalla restrizione degli alimenti che l’individuo riesce ad assumere, spesso selezionati in base alla marca, al negozio di provenienza o altre caratteristiche;
  • Presenza di sintomi ansiosi o di marcata reattività emotiva che si manifestano principalmente nella restrizione o evitamento alimentare;
  • Disfagia funzionale: è presente una grande paura di ingoiare, vomitare o strozzarsi che porta l’individuo a limitare l’assunzione di cibo ed evitare di alimentarsi. Spesso tale paura è legata a un’esperienza precedente che ha coinvolto il soggetto come protagonista o spettatore di un episodio legato al soffocamento con il cibo;
  • Ridotto interesse nei confronti del cibo e dell’alimentazione, come conseguenza di una ridotta sensazione di fame (sia biologica che edonica);
  • Presenza di allergie o disturbi gastrointestinali che portano alla restrizione alimentare.

 

Si ritiene possibile distinguere i casi di ARFID “a breve termine”, solitamente caratterizzati da recenti e acute manifestazioni di restrizione o evitamento alimentare, da quelli a “lungo termine”. I primi manifestano la sintomatologia come reazione a un episodio di soffocamento col cibo o dopo aver sofferto di una problematica gastrointestinale acuta, nel caso dell’ARFID “a lungo termine”, invece, è presente una lunga storia di restrizione che solitamente inizia nella prima infanzia (Zimmerman & Fisher, 2017; Brigham et al., 2018).

Tra i fattori ambientali che sono stati individuati come predisponenti all’insorgere del disturbo, è possibile indicare uno stile parentale ansioso e la presenza di disturbi dell’alimentazione nei genitori (DSM-5, 2013)

 

 

Comorbilità e Diagnosi Differenziale

 

Poiché la riduzione della fame e un tipo di alimentazione inadeguata rispetto ai bisogni nutrizionali ed energetici sono caratteristiche riscontrabili anche in altre problematiche, risulta importante quindi porre una adeguata diagnosi differenziale tra l’ARFID e altre categorie diagnostiche. In primis è necessario distinguerlo dagli altri disturbi dell’alimentazione, in particolare dall’Anoressia Nervosa. La caratteristica distintiva dell’ARFID è la mancanza di un disturbo dell’immagine corporea e del desiderio di controllare il proprio peso (DSM-5, 2013; Keery et al., 2019).

Il Disturbo Evitante/Restrittivo va distinto anche alla Neofobia alimentare, una condizione caratterizzata dal rifiuto o dalla riluttanza a mangiare cibi nuovi che si può sviluppare in bambini/e tra i 2 e i 6 anni e tende a diminuire spontaneamente con l’età (Zimmerman & Fisher, 2017).

Altri disturbi che più comunemente possono presentarsi in comorbilità con l’ARFID o che possono presentare aspetti sintomatologici simili (alimentazione selettiva, rifiuto del cibo) e con i quali è importante fare un’attenta diagnosi differenziale sono i Disturbi dello Spettro dell’Autismo, l’ADHD, il Disturbo Ossessivo-compulsivo, i Disturbi d’Ansia, la Depressione Maggiore, il Disturbo reattivo dell’Attaccamento, i Disturbi dello Spettro della Schizofrenia, il Disturbo Fittizio o alcune condizioni mediche di natura principalmente gastrointestinale o allergica (DSM-5, 2013).

 

 

COSA SI PUÒ FARE

 

Le psicoterapie

 

Il trattamento dell’ARFID deve essere multidisciplinare e prevede l’intervento di varie figure sanitarie per occuparsi dell’aspetto medico, psicologico e nutrizionale (Zimmerman & Fisher, 2017; Brigham et al., 2018). Non sono ancora disponibili linee guida sul trattamento psicoterapeutico più efficace, tuttavia sono in fase di sperimentazione trattamenti di tipo cognitivo-comportamentale. Il protocollo CBT per l’ARFID (CBT-AR), disponibile sia per l’intervento individuale che familiare, prevede una riabilitazione nutrizionale che si avvale di tecniche comportamentali. Tali strategie, come l’esposizione progressiva e la desensibilizzazione sistematica, sono usate per intervenire sui meccanismi di mantenimento del disturbo, ad esempio la sensibilità sensoriale ad alcune caratteristiche del cibo (Birgham et al., 2018; Dumont et al., 2019).

In alcuni casi, il disturbo è stato trattato utilizzando la Terapia Basata sulla Famiglia (FBT), che si propone di fornire nuove risorse ai familiari dei pazienti con diagnosi di ARFID, ridurre il senso di colpa e incentivare la guarigione anche nel contesto domestico. Sono risultati efficaci anche i parent training focalizzati sulla rialimentazione nel contesto domestico (Bourne et al., 2020).

 

La farmacoterapia

 

Il trattamento dell’ARFID può essere associato ad un supporto farmacologico; al momento diversi farmaci sono stati utilizzati e hanno fornito risultati promettenti. Tra questi citiamo l’Olanzapina, già utilizzata nel trattamento dell’Anoressia Nervosa per ridurre la sintomatologia ansiosa e promuovere l’appetito, Mirtazapina, Buspirone e D-cicloserina (Bourne et al., 2020).

 

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TESTI A CURA DI:

Dott.ssa Ludovica Peccenini
Psicologa
(Iscrizione all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna n° 9014)

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BIBLIOGRAFIA

 

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA. (Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).

 

Bourne, L., Bryant-Waugh, R., Cook, J., & Mandy, W. (2020). Avoidant/restrictive food intake disorder: A systematic scoping review of the current literature. Psychiatry Research, 288, 112961.

 

Brigham, K. S., Manzo, L. D., Eddy, K. T., & Thomas, J. J. (2018). Evaluation and Treatment of Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder (ARFID) in Adolescents. Current Pediatrics Reports, 6(2), 107–113.

 

Dumont, E., Jansen, A., Kroes, D., Haan, E. De, & Mulkens, S. (2019). A new cognitive behavior therapy for adolescents with avoidant / restrictive food intake disorder in a day treatment setting: A clinical case series. February, 447–458.

 

Keery, H., Lemay-Russell, S., Barnes, T. L., Eckhardt, S., Peterson, C. B., Lesser, J., Gorrell, S., & Grange, D. Le. (2019). Attributes of children and adolescents with avoidant / restrictive food intake disorder. 1–9.

 

Waller, G. (2019). ARFID: old wine in a new bottle? BJPsych Advances, 25(2), 99–100.

 

Williams, K. E., Hendy, H. M., Field, D. G., Belousov, Y., Riegel, K., & Harclerode, W. (2015). Implications of Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder (ARFID) on Children with Feeding Problems. Children’s Health Care, 44(4), 307–321.

 

Zimmerman, J., & Fisher, M. (2017). Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder (ARFID). Current Problems in Pediatric and Adolescent Health Care, 47(4), 95–103.