CHE COS’È

 

 

 

Che cos’è il linguaggio? Il linguaggio è la capacità (umana) di utilizzare un codice arbitrario e convenzionale per esprimere, comunicare e rappresentare la realtà interna ed esterna. Il linguaggio verbale non si insegna ma si acquisisce, si apprende, emerge se sussistono alcune condizioni, sia neurobiologiche che ambientali. La fascia di età compresa tra 0 e 3 anni rappresenta il periodo di massima attitudine nel bambino allo sviluppo del linguaggio. Il Disturbo del Linguaggio si caratterizza per la presenza di difficoltà nell’acquisizione e nell’uso del linguaggio in una o più delle sue principali componenti, espressive e\o recettive. Tale disturbo risulta avere una diffusione che si aggira attorno ad una percentuale stimata tra il 5-7 % dei bambini in età pre-scolare e tra 1-2 % dei bambini in età scolare. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, DSM-5 (APA, 2013), annovera come criteri diagnostici delle difficoltà persistenti nell’acquisizione e nell’uso del linguaggio attraverso diverse modalità (ad esempio parlato, scritto, segni ecc.) dovute a deficit di comprensione o di produzione. Tali deficit si manifestano con un vocabolario ridotto, una struttura frasale limitata ed una difficoltà nella formulazione del discorso. Le abilita linguistiche risultano sostanzialmente e quantitativamente al di sotto di quelle attese per l’età, e generano limitazioni funzionali nell’efficacia comunicativa, nella partecipazione sociale, nei risultati scolastici o nelle prestazioni lavorative, isolatamente o in combinazione. L’esordio dei sintomi avviene nel corso dello sviluppo precoce e le difficoltà non sono da attribuire a deficit uditivi o sensoriali d’altro tipo, a disturbi motori, o ad altre condizioni mediche o neurologiche e non possono essere spiegate dalla disabilità intellettiva o dal ritardo globale dello sviluppo. In linea più generale si parla di Ritardo nello sviluppo del linguaggio, nella fascia di età compresa tra i 24 e i 36 mesi, dove i bambini vengono chiamati “Late Talkers” (cioè parlatori tardivi) e di un vero e proprio Disturbo del Linguaggio solo nel range compreso tra i 36 e i e 48 mesi di età.

 

 

 

COME SI PRESENTA

 

 

 

Lo sviluppo del linguaggio nel bambino presenta una grande variabilità individuale, dovuta a fattori di natura biologica ed ambientale. Ci sono comunque degli indicatori, nelle tappe dello sviluppo del linguaggio, che lo caratterizzano; infatti mediamente intorno ai 24 mesi il bambino possiede un vocabolario di circa 100 parole ed inizia a formare le prime frasi. Intorno ai 30 mesi di età avviene l’esplosione del linguaggio in particolare a livello del vocabolario: le parole prodotte dal bambino aumentano per numero in breve tempo ed inizia la produzione di frasi composte da tre o più elementi. L’età di 36 mesi costituisce una sorta di spartiacque tra i bambini definiti “Late talkers”, (o parlatori tardivi) e i bambini con un probabile Disturbo del Linguaggio. Risulta buona prassi identificare il più precocemente possibile, ovvero in età prescolare, ogni segno di difficoltà o anomalia del linguaggio, in quanto una diagnosi precoce ed un intervento altrettanto precoce e mirato, sono efficaci sia per la riabilitazione del disturbo linguistico, che per prevenire il rischio dell’insorgenza di un disturbo successivo, come ad esempio il Disturbo di Apprendimento. Ai 36 mesi vanno osservati come indicatori di un probabile disturbo a carico del linguaggio la presenza di difficoltà nella comprensione, l’assenza di linguaggio parlato, un linguaggio incomprensibile, la produzione di frasi telegrafiche composte da pochi elementi. A livello dei fattori che possono essere classificati come a rischio per lo sviluppo del linguaggio si identifica in primo luogo la familiarità per il Ritardo o Disturbo del Linguaggio, la presenza di otiti ricorrenti nei primi due anni di vita, delle difficoltà di comprensione del linguaggio verbale, una produzione inferiore alle 50 parole e assenza di combinazioni di almeno due parole ai 30 mesi . Il Ritardo nello Sviluppo del Linguaggio si manifesta attraverso un mancato o lento sviluppo del linguaggio (in produzione e/o in comprensione) non associato ad altri disturbi; il ritardo può manifestarsi in modo più o meno grave, coinvolgendo tutto il linguaggio o solo una delle sue componenti. Quando iniziare a preoccuparsi ? In linea generale considerando le variabilità inter-individuali, quando si ha l’impressione che il bambino non rispetti le tappe di sviluppo del linguaggio in comprensione e/o in produzione entro i tempi comunemente considerati adeguati. Se il bambino presenta difficoltà nella comprensione oltre che nella produzione linguistica, è preferibile iniziare l’intervento già all’età di 2 anni. Il bambino inoltre può manifestare un disagio, caratterizzato da comportamenti aggressivi e isolamento, perché non riesce a farsi capire dai coetanei o dagli adulti non familiari. Successivamente, dai 36 mesi di età, se il bambino non ha ancora acquisito le normali abilità linguistiche, allora è opportuno un approfondimento diagnostico, in equipe con test strutturati per definire se si tratta di Disturbo del Linguaggio. La difficoltà può manifestarsi in modo più o meno grave, coinvolgendo tutto il linguaggio o uno o più dei suoi aspetti: fonetico-fonologici (suoni-articolazione), lessicali-semantici (parole-significati) ,morfo-sintattici (frasi) e o narrativi (racconti). Il grado di compromissione del linguaggio può essere lieve, medio o grave a seconda dei casi. L’evoluzione nel tempo varia in rapporto alla gravità e persistenza del disturbo linguistico. A partire dai 36 mesi di età, è opportuno che i genitori considerino come campanelli d’allarme: una differenza significativa tra il linguaggio del proprio bambino e quello dei coetanei, una segnalazione da parte degli insegnanti della scuola dell’infanzia o da parte del pediatra, se il bambino presenta difficoltà in comprensione oltre che in produzione linguistica, se il bambino manifesta un disagio anche a livello comportamentale (che può derivare da una sua non efficienza comunicativa nel relazionarsi con i coetanei e\o con gli adulti di riferimento).

 

 

 

LA DIAGNOSI

 

 

 

La diagnosi di Disturbo del Linguaggio viene formulata da un’equipe multidisciplinare composta da Neuropsichiatra, Psicologo e Logopedista. L’equipe si occuperà in primo luogo di svolgere un accurata anamnesi sulle principali tappe di sviluppo del bambino, verranno poi condotte indagini per escludere problematiche sensoriali o altre comorbilità con il Disturbo del Linguaggio. In una fase successiva verranno poi effettuati dei test strutturati al fine di definire al meglio il livello di sviluppo del linguaggio, sia per quanto riguarda le componenti espressive che quelle recettive. Per effettuare una diagnosi di Disturbo del Linguaggio infatti è necessario avere un tempo sufficiente di osservazione, al fine di rilevare uno sviluppo cognitivo adeguato, una discrepanza tra sviluppo del linguaggio e sviluppo cognitivo ed escludendo patologie primarie e problematiche socio-relazionali. Il ruolo del Logopedista nell’iter diagnostico è quello di valutare le competenze attraverso prove linguistiche e test, per avere così a disposizione informazioni di tipo quantitativo, a cui vanno aggiunti momenti di osservazione per rilevare anche i dati qualitativi. Tutto il processo valutativo ha come fine quello di giungere a una dettagliata analisi delle competenze linguistiche del bambino, in ambito fono-articolatorio, fonologico, semantico-lessicale e grammaticale-sintattico.

 

 

COME SI INTERVIENE

 

 

 

Il trattamento riabilitativo in caso di Disturbo del Linguaggio viene affidato al Logopedista, che può comunque avvalersi a seconda del caso della collaborazione di altre figure dell’equipe multidisciplinare come ad esempio lo Psicologo. Un intervento specifico, mirato al Disturbo del Linguaggio ed in particolare alle componenti emerse come fragilità in sede di valutazione, permette al bambino di raggiungere una maggior padronanza linguistica, superiore a quella dovuta alla sola maturazione. Questi bambini senza un trattamento riabilitativo mirato, specializzato e costruito ad hoc, rimarrebbero molto più indietro rispetto ai coetanei. Ancora oggi, nonostante siano disponibili molti strumenti di valutazione, una maggior conoscenza del disturbo e delle sue manifestazioni ed un ampia gamma di metodologie di intervento rispetto al passato, i casi di Ritardo di Linguaggio vengono spesso identificati troppo tardivamente. Si sente ancora oggi dire: “non parla, ma … parlerà”. Spesso i genitori di bambini con ritardo linguistico hanno dei sospetti questi campanelli d’allarme non sempre vengono colti. E’ invece molto importante un intervento precoce già nella fase di ritardo dello sviluppo del linguaggio (cioè quando i bambini sono dei parlatori tardivi) per non giungere ad un vero e proprio un Disturbo del Linguaggio. Un altro elemento da tener presente è l’importanza di favorire un lavoro d’equipe, che preveda una stretta collaborazione tra diverse figure specialistiche in fase di valutazione; questo permette di arrivare ad una diagnosi che comprenda anche indici prognostici e di definire un profilo individualizzato del bambino, per creare poi adeguati programmi di intervento e di riabilitazione (Leonard & Sabbadini, 1995). La scuola, la famiglia ed i pediatri, insieme ai servizi specialistici, devono collaborare nel rispetto delle proprie specificità, in primo luogo per la segnalazione del disturbo (da parte del pediatra o degli educatori ed insegnanti a livello della scuola dell’infanzia). A questo deve seguire poi la presa in carico dell’equipe clinica che si occuperà del percorso valutativo e diagnostico, con un’indagine mirata a tutte le principali aree e componenti del linguaggio ed un indagine di altre aree specifiche che possono essere alla base del disturbo del bambino, per definire poi un piano di trattamento/riabilitazione specifico e individualizzato. Tra le varie forme di trattamento del disturbo del linguaggio possiamo annoverare attività di parent training (più utilizzate nella fase di ritardo nello sviluppo del linguaggio), percorsi di intervento riabilitativo di tipo logopedico, una terapia di sostegno psicologico o interventi di terapia in piccolo gruppo. Tutti gli interventi hanno come obiettivo principale quello di potenziare le capacità comunicative del bambino, di comprensione e produzione del linguaggio, a seconda delle difficoltà emerse in sede di trattamento e del progetto riabilitativo costruito ad hoc su quel bambino. Un altro elemento che in tale percorso può essere di supporto al lavoro logopedico diretto al bambino sono colloqui di sostegno per i genitori, al fine di conoscere al meglio il funzionamento del disturbo ed allentare le tensioni e lo stress derivanti da esso al fine di favorire l’apprendimento di strategie relazionali utili al processo di cura. L’individuazione precoce dei bambini con ritardo nello sviluppo del linguaggio da un lato e di quelli con disturbo specifico del linguaggio dall’altro, sembra importante al fine di progettare un intervento mirato e tempestivo. Infatti, numerose ricerche hanno ormai ampiamente dimostrato che i bambini con Disturbo del Linguaggio sono a rischio per successivi problemi di apprendimento scolastico, ed in particolare possono evidenziare problemi di lettura e abilità inferiori alla norma in compiti linguistici strutturati sia in comprensione che in produzione.
Infine, uno sguardo alle prospettive future: dal 2014 “CLASTA” (“Communication and Language Acquisition Studies in Typical e Atypical population”) promuove, in collaborazione con “FLI” (“Federazione Logopedisti Italiani”), un tavolo di lavoro che include più di venti partecipanti tra Associazioni, Enti ed Istituti, per l’avvio di una ‘Consensus Conference’ sul Disturbo del linguaggio. Lo scopo del progetto, che vede la partecipazione di molte competenze e professionalità, è quello di rendere disponibile in futuro ai clinici e ai riabilitatori che si occupano di disturbo di linguaggio uno strumento che li aiuti a raggiungere un maggior livello di efficacia, di efficienza e di appropriatezza negli interventi.

 

 

______________________

TESTI A CURA DI:

Dott.ssa Azzurra Morrocchesi
Logopedista

______________________

 

 

Approfondimenti:

*Coming soon*

 

 

Bibliografia e testi di riferimento:

American Psychiatric Association (2013). DSM-5. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.

Caselli, M.C., & e Capirci, O. (Eds.). (2002). Indici di rischio nel primo sviluppo del linguaggio. Ricerca, clinica, educazione. Milano: Franco Angeli.

Leonard, L.B. & Sabbadini, L. (1995). Bambini con disturbo specifico del linguaggio, in G. Sabbadini (a cura di), Manuale di neuropsicologia dell’età evolutiva (pp. 357-379). Bologna: Zanichelli.

Marotta, L., & Caselli, M.C. (Eds.). (2014). I Disturbi del linguaggio. Caratteristiche, valutazione, trattamento. Trento: Erickson.

Sabbadini, L. (2013). Disturbi Specifici del linguaggio, disprassie e funzioni esecutive. NY: Springer.