CBT-I: Workshop sul protocollo cognitivo-comportamentale per il trattamento dell’insonnia

 

CBT-I

 

WORKSHOP SUL PROTOCOLLO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE PER IL TRATTAMENTO DELL’INSONNIA

 

 

PERCHÈ UN CORSO SULLA CBT-I:

Il sonno assolve a numerose funzioni fondamentali per mantenere uno stato di benessere nel nostro organismo. Sempre più spesso però i pazienti che giungono all’attenzione clinica presentano importanti modificazioni nella quantità e nella qualità del sonno. Ad oggi si stima che circa un terzo della popolazione soffra di un disturbo del sonno, e che dunque sia esposta ad un maggiore rischio di sviluppare disturbi depressivi e d’ansia, problematiche organiche e abuso di sostanze. L’insonnia rappresenta il disturbo del sonno più frequente e il trattamento di prima scelta raccomandato dalle Linee Guida Internazionali è il Trattamento Cognitivo Comportamentale per l’Insonnia (CBT-I).

 

 

OBIETTIVI FORMATIVI:

  • Possedere le conoscenze di base sulla psicofisiologia del sonno, sulle regole di igiene del sonno e sui suoi disturbi
  • Comprendere i meccanismi psicologici alla base dell’esordio dell’insonnia e del suo mantenimento e dei disturbi psicologici ad essa associati
  • Saper utilizzare gli strumenti di valutazione necessari per una diagnosi corretta (inquadramento e assessment del disturbo, diagnosi differenziale)
  • Applicare il protocollo di trattamento evidence-based con le sue tecniche specifiche per le diverse componenti del disturbo

 

 

PROGRAMMA DEL CORSO:

  • PARTE I:
    LA PSICOFISIOLOGIA DEL SONNO E I SUOI DISTURBI (4 ore)
    – Basi di psicofisiologia del sonno
    – La psicoeducazione e le regole di igiene del sonno
    – I disturbi del sonno
    – L’insonnia acuta e cronica
    – Insonnia e comorbidità con i disturbi mentali
  • PARTE II:
    IL PROTOCOLLO CBT PER L’INSONNIA (4 ore)
    – L’assessment dell’insonnia
    – Gli strumenti per la diagnosi e l’intervento: il diario del sonno; scale e test sulla qualità del sonno, sulla sonnolenza diurna, sull’iperattivazione cognitiva e somatica pre-sonno, sulle credenze disfunzionali relative al sonno; l’attigrafia
    – Evidenze di efficacia del protocollo CBT-I
    – Le tecniche del protocollo CBT-I: restrizione del sonno, controllo dello stimolo, igiene del sonno, ristrutturazione cognitiva
    – Esercitazioni pratiche e casi clinici

 

 

ALTRE INFORMAZIONI:

Il corso si svolge presso il Centro Clinico di Tages Onlus a Firenze, IL 28 MARZO 2020 DALLE ORE 9 ALLE ORE 18. Possono partecipare Psicoterapeuti, Psicologi specializzandi in Psicoterapia, Psichiatri e Neuropsichiatri infantili. Sono stati richiesti 8 crediti ECM.
Il docente è il Dott. Michele Boreggiani, psicologo, che collabora con il “Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno e del Sogno” dell’Università di Bologna a numerosi progetti di ricerca, e svolge la sua attività come clinico, docente e formatore nell’ambito dei disturbi del sonno.

 

 

ISCRIZIONI:

Per partecipare, compila il modulo di iscrizione ed effettua il pagamento di € 80 tramite bonifico bancario, utilizzando le seguenti informazioni:
Intestatario del conto: Associazione Tages Onlus
IBAN: IT 15 O 0867338050020000204566
Banca: Chianti Banca
Causale: “Iscrizione Tages – Corso CBT-I”
Una volta effettuato il pagamento, inviane una ricevuta a: formazione@tagesonlus.org

I posti sono limitati.

L’evento è organizzato dal Gruppo TAGES BRAIN.

Clicca QUI per scaricare la locandina.

 

DIPENDENZE TECNOLOGICHE: SOS BAMBINI

Citazione Consigliata: Tacchi, A. (2019). Dipendenze tecnologiche [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2019/10/29/dipendenze-tecnologiche-bambini

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Vincere l’insonnia? Si può!

Citazione consigliata: Busdraghi, C. (2019). Vincere l’insonnia? Si può! [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2019/03/15/vincere-linsonnia-si-puo

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I Nostri Reportage: Incontro con Nicola Petrocchi

Citazione Consigliata: Cheli, S. (2017). I Nostri Reportage: Incontro con Nicola Petrocchi [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2017/11/14/i-nostri-reportage-incontro-con-nicola-petrocchi/

 

Ad uno sguardo distratto e poco informato una terapia focalizzata sulla compassione può risultare cosa di poco conto o quantomeno a rischio di banalità. Altro pregiudizio a cui un lettore prevenuto potrebbe indulgere è quello di un modello interessato a compiacere l’altro senza quindi basarsi su solide basi cliniche e sperimentali. Devo ammettere che anche chi scrive si è approcciato alla Compassion Focused Therapy (CFS) con molti preconcetti e poche speranze. La prima volta che ebbi l’occasione di ascoltare Paul Gilbert, lo sviluppatore della CFS, mantenni tali pregiudizi fino alla conclusione del suo primo blocco di slide in cui rimarcava l’universalità del concetto di compassion nell’esperienza umana e non solo. Dopo questa introduzione infatti, Gilbert ripercorse i fondamenti neurobiologici e clinici del suo approccio, approfonditi e sperimentati per oltre 30 anni. Ed io compresi di dover e voler aggiornarmi su un nuovo ambito di studio a partire da “La Terapia Focalizzata sulla Compassione. Caratteristiche Distintive” (Gilbert, 2012), la cui edizione italiana è stata curata e tradotta da Nicola Petrocchi.

La storia professionale di Gilbert è forse meglio comprensibile situandola in un’area prevalente di intervento e in un contesto teorico di riferimento: rispettivamente la depressione e la psicologia evoluzionistica. Già nella prima metà degli anni ’80 esce la sua prima formulazione teorica basata su un assunto paradossale: se la depressione è così diffusa a prescindere dai contesti socio-culturali e dalle ere, non possiamo non chiederci come e perchè si sia evoluta, ma soprattutto non possiamo non assumere che si sviluppi attraverso un pattern psicobiologico di risposta con un suo fondamento evoluzionistico e quindi un vantaggio evolutivo (Gilbert, 1984). A partire da questa affermazione e dalla successiva elaborazione possiamo infine comprendere la CFT.

Da un punto vista evoluzionistico la depressione sembra evidenziare un pattern di sviluppo e mantenimento fortemente connotato da una dimensione sociale e relazionale: (i) in termini etologici si caratterizza per comportamenti remissimi; (ii) separazione e perdita sono due tra le cause più comuni; (iii) un tono dell’umore basso ha il vantaggio di segnalare sottomissione ed helplessness ad individui dominanti e potenziali caregiver; (iv) una sconfitta in un confronto sociale o la perdita di rango produce una riduzione nei livelli di serotonina associati a loro volta alla patologia depressiva (Brüne, 2016, pp. 183-194). Quello che sembra emergere è quindi che la depressione e le sue sequele comportamentali, emotive, cognitive ed interpersonali, entro un certo livello, possano offrire un vantaggio adattativo in una specie fortemente connotata da una elevatissima complessità sociale.

E su queste basi Gilbert ha sviluppato un modello ancorato su evidenze cliniche e sperimentali che presuppongono che gli umani abbiano evoluto degli specifici sistemi cerebrali che permettono di percepire un senso di sicurezza, rassicurazione e sollievo e che tutto questo è connesso con l’essere oggetto di cure ed affetto (Gilbert, 1992). Così la CFT si evolve come un modello clinico basato su quei meccanismi emotivi, cognitivi ed interpersonali connessi alla compassione genericamente intesa come “una profonda consapevolezza della propria ed altrui sofferenza, conessa con il desiderio ed il tentativo di alleviarla” (Gilbert, 2009, p. 3).

Durante la presentazione tenutasi a Tages Onlus, Nicola Petrocchi ha chiaramente delineato questo cammino personale e professionale di Paul Gilbert con il quale si è formato e collabora, al punto da aver fondato la sezione italiana della Fondazione Compassion Mind. La relazione ha inoltre permesso di comprendere concretamente, al di là degli assunti teorici e delle evidenze scientiche, come la CFT rappresenti un coerente modello di inquadramento e trattamento della psicopatologia. Gli interventi proposti offrono un interessante piano di intervento clinico che possiamo ricondurre agli approcci della cosiddetta Terza Onda della CBT e a quelle caratteristiche transdiagnostiche, contestualistiche e relazionali che definiscono modelli affini alla CFT stessa (Hayes, 2004). Gilbert ha infatti sviluppato un insieme di metodi terapeutici e di concettualizzazione della sofferenza umana che, senza dimenticare i gold-standard della CBT, mostrano la loro efficiacia in una cornice originale ed innovativa di acceptance e mindfulness che Petrocchi ha ben rimarcato tramite  alcuni esercizi esperienziali.

Sempre ricordandosi come “queste tecniche cognitive e mindful non servono semplicemente ad esplorare delle evidenze alternative, ma a divenire più consapevoli dei nostri stessi processi di mentalizzazione” (Liotti & Gilbert, 2011, p. 21).

 

Simone Cheli

Presidente Tages Onlus

 

Bibliografia

Brüne, M. (2016). Textbook of Evolutionary Psychiatry and Psychosomatic Medicine The Origins of Psychopathology. Second Edition. Oxford: Oxford University Press.

Gilbert, P. (1984). Depression: From Psychology to Brain State. London: Lawrence Erlbaum.

Gilbert, P. (1992). Human Nature and Suffering. London: Lawrence Erlbaum.

Gilbert, P. (2009). The Compassionate Mind. London: Robinson.

Gilbert, P. (2012). La Terapia Focalizzata sulla Compassione. Caratteristiche Distintive. Milano: Franco Angeli.

Hayes, S. C. (2004). Acceptance and Commitment Therapy and the New Behavior Therapies: Mindfulness, Acceptance and Relationship. In S. C. Hayes, V. M. Folette, & M. M. Linehan (Eds.), Mindfulness and Acceptance. Expanding the Cognitive Behavioral Tradition (pp.1-29). New York: The Guildford Press.

Liotti, G., & Gilbert, P. (2011). Mentalizing, Motivation, and Social Mentalities: Theoretical Considerations and Implications for Psychotherapy. Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, 84: 9–25.