Il terapeuta risolutore e il miraggio delle tecniche

Citazione Consigliata: Cheli, S. (2023). “Il terapeuta risolutore e il miraggio delle tecniche” [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2024/05/01/il-terapeuta-risolutore-e-il-miraggio-delle-tecniche

 

Durante le supervisioni ricorre spesso un tema: “ma perché se io ho fatto la tecnica/l’intervento x del manuale y poi il paziente non cambia? O addirittura perdura nel suo problema?”. Magari prevenuti per il fatto che sia una supervisione possiamo pensare che la tecnica o l’intervento siano stati fatti male, al momento sbagliato o col paziente sbagliato. 

Poi inizi a parlare e comprendere meglio e scopri che forse vi è dell’altro. Come mai all’Esimio Dottor Infallibilis già in prima seduta poche domande dischiudono ad una complessa e raffinata concettualizzazione e poi con un chairwork e un imagery with rescripting (basta che sia 3 ore dopo i pasti) il nucleo psicopatologico è già stato fronteggiato? 

E poi, se così è, che fa l’Esimio Dottor Infallibilis per il resto della terapia? Lui e il paziente parlano del più e del meno? O la terapia si conclude in tre sedute lasciando molto spazio libero al suddetto Esimio per scrivere libri o produrre corsi?

Non riesco a non pensare a come molto spesso nel parlare di psicoterapia presentiamo noi stessi, i nostri approcci, le nostre tecniche come atti risolutivi. Quasi fossimo i personaggi di un film di azione holliwoodiano in cui tutto è possibile. O almeno così vorremmo! E sotto sotto, ammettiamolo, siamo tutti un pò degli Infallibilis!

Forse è un vizio tipicamente occidentale quello del demiurgo in grado di far tutto da solo, subito e perfettamente. François Jullien (1997) nel descrivere le differenze tra occidente e oriente in tema di cambiamento prende ad esempio per la nostra cultura Ulisse: un uomo solo che con un colpo di genio risolve in una notte una guerra di 10 anni! Anche meno, Omero! 

Perché lì sta forse il problema: che succede se il terapeuta pensa sotto sotto di dover essere Ulisse (o James Bond, Ethan Hunt…). Ben poco valore hanno i proclami al posizionamento paritario, non giudicante, eccetera, eccetera. Quanto risulta contraddittorio, implicitamente, il nostro Esimio Dottor Infallibilis che in alcuni momenti decanta l’assetto collaborativo e poi imperversa ovunque con i suoi conigli fuori dal cilindro? E quanto risulta confondente per chi con sana umiltà cerca di apprendere dall’Esimio? Nella stanza della terapia finisce che oltre al terapeuta e al paziente vi sono i vari Dottor Infallibilis, Professor Magnificent e Doctor One che con sufficienza e biasimo si lamentano del perché dopo ben 37 minuti il caso non sia già risolto.

Frieda Fromm-Reichmann (1960) era solita dire che il suo metodo è riassumibile in una parola: pazienza! Sì perché gli esseri umani sono un po’ più complessi delle mura di Troia e la psicoterapia non è un cavallo di legno. Se ci sono voluti anni, se non decenni, ad arrivare alla sofferenza che porta una persona nel nostro studio, come pensiamo di risolvere il tutto con una tecnica o un intervento per quanto ben congegnato?

La psicoterapia è forse più simile ad un processo trasformativo, piuttosto che ad una o più azioni risolutive. Un processo che innanzitutto risente di molte più variabili esterne e incontrollabili di quanto vorremmo. I nostri 60 minuti non sono molto rispetto agli oltre 10mila della settimana e i pazienti selezionano e interpretano quel che diciamo nei loro termini!

Nella tradizione cinese vi è un’espressione (wei wu wei) che invita ad agire senza agire per favorire e promuovere trasformazioni sostenibili. Lo stesso principio che Bertrand Russell (1925) ritrovava nelle leggi della fisica: l’universo è pigro! Cerca sempre di trovare la via più semplice e meno dispendiosa.

Questo non significa che la psicoterapia debba corrispondere a non far niente, quanto piuttosto a riconoscere come è il paziente che fa le cose importanti. Il nostro compito è accompagnarlo e sostenerlo attraverso una successione progressiva di esperienze. Un processo che deve essere in primis sostenibile e coerente con com’è la persona. Lasciamo le azioni risolutive ai personaggi di libri e film!

 

Simone Cheli

 

 

Bibliografia

Fromm-Reichmann, F. (1960). Principles of psychotherapy. University of Chicago.

Julien, F. (1997). Traité de l’efficacité. Grasset.

Russell, B. (1925). ABC of relativity. Kegan.

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