I nostri reportage: INCONTRO CON RICCARDO DALLE GRAVE

Citazione consigliata: Enzo, C. & Pansolli, G. (2017). I nostri reportage: incontro con Riccardo Dalle Grave [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2017/10/31/i-nostri-reportage-incontro-con-riccardo-dalle-grave

I disturbi dell’alimentazione rappresentano un problema molto diffuso ma ancora poco conosciuto. Sia per l’anoressia che per la bulimia si è assistito negli ultimi anni a un notevole abbassamento dell’età d’esordio, per cui diventa sempre più importante identificare il trattamento più efficace, in modo da attuare interventi evidence-based.

L’incidenza dell’anoressia nervosa è stimata essere di almeno 8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra le donne, mentre è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra gli uomini. L’incidenza della bulimia nervosa arriva a 12 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra le donne e circa 0,8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra gli uomini (Ministero della Salute, 2017).

Nel DSM-5, l’American Psychiatric Association (APA, 2013) si è proposta l’obiettivo di definire una maggiore continuità diagnostica fra adolescenza ed età adulta, raggruppando insieme i disturbi della nutrizione caratteristici dell’infanzia e dell’alimentazione e modificando alcuni criteri diagnostici.

Il dott. Riccardo Dalle Grave, che ha presentato la seconda edizione del suo libro “Come vincere i disturbi dell’alimentazione. Un programma basato sulla terapia cognitivo-comportamentale” presso Tages Onlus il 21 Ottobre scorso, ha esposto una interessante rassegna storica dei disturbi alimentari mostrando come durante i secoli essi siano stati associati ad aree diverse dell’esperienza umana e della psicopatologia (ad esempio nell’Ottocento l’anoressia era legata all’isteria, nel novecento a problemi nell’immagine corporea e attualmente sembrano legarsi a correnti salutistiche e bio-friendly).

Dal recente aggiornamento delle Linee Guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence, 2017) emerge che il trattamento di tipo psicologico è il più efficace per la cura dei disturbi alimentari ed in particolare che la terapia cognitivo-comportamentale per i disturbi dell’alimentazione (CBT-ED), rappresenta nel caso degli adulti il gold standard per l’intervento. Per quanto riguarda gli psicofarmaci invece, ad eccezione della fluoxetina , sono tutti da considerarsi off-label nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione. Tuttavia, gli psicofarmaci potrebbero essere utili per trattare le possibili diagnosi in comorbidità, come ad esempio la depressione, ponendo una particolare attenzione nel valutare se sia primaria o secondaria e questo richiede da parte del clinico una formazione specifica sui disturbi alimentari.

Risulta di fatto molto difficile replicare in laboratorio la sintomatologia specifica dei disturbi alimentari. Si possono infatti creare le condizioni per indurre stati ansiosi e depressivi in modelli animali, ma appare impossibile instillare in essi “la paura di ingrassare”.

La CBT-E (Cognitive Behaviour Therapy-Enhanced) nasce a Oxford grazie a Faiburn, il quale elaborò un programma terapeutico trans-diagnostico, cioè adattabile alle varie categorie di disturbi alimentari che potevano essere seguiti ambulatorialmente. Prima di Fairburn non vi era una distinzione tra patologia specifica e aspecifica all’interno dei disturbi alimentari. Il modello della CBT-E postula che il nucleo centrale del disturbo sia l’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo dell’alimentazione.

Ad oggi, l’unico centro clinico in Italia fondato sulla CBT-E è l’Unità Nutrizionale di Villa Garda, guidata dal Dott. Riccardo Dalle Grave, il quale per la prima volta in Italia ha applicato questo tipo di trattamento in regime di ricovero e Day Hospital. Il dott. Dalle Grave ha messo in luce come l’approccio della CBT-E sia di tipo collaborativo, improntato alla partecipazione attiva del paziente, contrario a ogni tipo di coercizione nei confronti dello stesso. L’obiettivo della prima fase di trattamento nel caso dell’anoressia nervosa ad esempio, è giungere a concludere che il basso peso è un problema, come anche l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo. Solo quando il paziente lo vedrà come tale, si passa alla fase due del programma.

Gli approcci in cui il controllo esterno è molto alto hanno come risultante un abbassamento della fiducia nella terapia da parte dei pazienti, che saranno meno motivati a intraprendere un percorso psicoterapeutico successivamente. Il dott. Dalle Grave ha enfatizzato quanto non sia affatto necessario esternalizzare il disturbo al paziente per favorire un miglioramento sintomatologico. Infatti all’interno della CBT-E non si parla di “malattia”, ma di “mind-set”: se la terapia funziona si hanno gradualmente “stati mentali intermittenti”.

In molti centri clinici italiani specializzati in percorsi di riabilitazione e cura dei disturbi dell’alimentazione, purtroppo ancora esistono programmi multidisciplinari, in cui nonostante possa essere presente la figura dello psicologo, esistono molti orientamenti psicoterapeutici che rendono difficile la possibilità di standardizzare un unico trattamento, che diventa fondamentale per evitare di indurre confusione nel paziente.

Al fine di promuovere una maggiore conoscenza dei disturbi dell’alimentazione, dei meccanismi alla base del loro mantenimento e offrire una guida al grande pubblico, il dott. Dalle Grave, ha pubblicato la seconda edizione del libro “Come vincere i disturbi dell’alimentazione. Un programma basato sulla terapia cognitivo-comportamentale”. Il libro è adattabile non solo ai professionisti del campo, ma è un valido strumento di auto-aiuto per tutti coloro che soffrono di queste problematiche. All’inizio del libro sono riportate in modo dettagliato le varie categorie diagnostiche dei disturbi dell’alimentazione, successivamente sono descritti i fattori di mantenimento (valutazione dell’immagine corporea, eccessivo controllo dell’alimentazione, esercizio fisico eccessivo e compulsivo, uso di strumenti di compenso ecc.); un capitolo molto importante è quello dedicato alle complicanze fisiche dei disturbi dell’alimentazione e infine vengono descritte le modalità in cui applicare la CBT-E. Vi è un capitolo inerente l’eziologia dei disturbi alimentari, in cui l’autore ha sottolineato come tutt’oggi le cause dei disturbi alimentari siano ignote. Per molti anni si è “demonizzato” la famiglia dell’anoressica, ma non vi sono evidenze scientifiche che supportino un ruolo causale nell’eziologia del problema. I familiari possono essere coinvolti nel trattamento, tramite una psicoeducazione sul disturbo, promuovendo l’ingaggio del paziente stesso. La seconda parte del libro invece descrive dettagliatamente le procedure terapeutiche da applicare nei casi di sottopeso/sovrappeso o obesità.

L’aspetto innovativo è legato non solo al fatto di offrire un supporto di auto-aiuto nei casi non gravemente sottopeso, ma registrare un aiuto anche nell’ingaggiare i pazienti per un futuro percorso CBT-E guidato dallo psicoterapeuta, proprio favorendo una maggiore conoscenza della problematica e del  trattamento. Ad oggi proprio grazie al team dell’Unità Nutrizionale di Villa Garda, in Italia abbiamo uno dei centri più all’avanguardia per l’applicazione e la ricerca della CBT-E.

 

BIBLIOGRAFIA

Dalle Grave R. (2016). Come vincere i disturbi dell’alimentazione. Un programma basato sulla terapia cognitivo comportamentale” (2° Ed.). Positive Press: Verona. 

Fairburn, C. G., Cooper, Z., & Shafran, R. (2003). Cognitive behaviour therapy for eating disorders: A “transdiagnostic” theory and treatment. Behaviour Research and Therapy. 41 (509-528).

Ministero della Salute (2017)

National Institute for Health and Clinical Excellence (2017). Eating disorders: recognition and treatment NICE guideline [NG69]

 

Dott.ssa Consuelo Enzo

Psicologa – Psicoterapeuta

(Ordine degli Psicologi della Toscana n° 6691)

Dott.ssa Pansolli Gloria

Psicologa – Psicoterapeuta

(Ordine degli Psicologi della Toscana n° 6791)

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