Orgoglio e vergogna per il bambino: due emozioni, a volte, pericolosamente vicine nei genitori

Citazione Consigliata: Mascioni (2018). Orgoglio e vergogna per il bambino: due emozioni, a volte, pericolosamente vicine nei genitori [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2018/01/15/orgoglio-e-vergogna-per-il-bambino

A volte nella mia pratica clinica, durante la quale ho a che fare prevalentemente con i bambini, mi è capitato di interagire con genitori che, durante il primo incontro conoscitivo, descrivono da subito i propri figli come insicuri, impacciati, paurosi, non particolarmente brillanti tanto che, in alcuni casi, la loro richiesta iniziale è la somministrazione di un test cognitivo: “Tanto per essere sicuri…”

I problemi che questi genitori riportano posso essere i più vari ma, di solito, non gravi: da difficoltà scolastiche a problematiche relazionali e comportamentali, da probabile ansia da separazione a pseudoattacchi di panico di fronte a situazioni nuove. Ma in questo ampio scenario sintomatologico c’è un denominatore comune: la visione e la percezione di un figlio fondamentalmente ‘non capace’, ‘non adeguato’ e, ahimè, in qualche modo imperfetto.

La descrizione e la narrazione del proprio figlio è così accurata nei dettagli che nella mia mente si crea una fotografia nitida del bambino: goffo, insicuro, timido e, a volte, addirittura non particolarmente bello. Ma l’istantanea scattata dai genitori si scontra, in modo inevitabile e direi fortunatamente, con il ragazzino reale che, poi, mi ritrovo davanti:: sguardo vivace, sorriso spontaneo, con un vocabolario esteso ed un senso dell’ironia spiccato che, spesso, mi porta a dubitare della sua effettiva età cronologica.

Altrettanto sorprendente è come questi bambini riescano a risolvere il ‘problema’ – per cui sono venuti – in modo immediato, a volte in neanche un mese mediante un breve intervento cognitivo-comportamentale. E sono proprio la facilità e la velocità con cui riescono a modificare alcuni comportamenti disfunzionali che spostano l’attenzione direttamente sui genitori, in particolare sui loro atteggiamenti e convinzioni nei confronti del figlio.

Sono talmente incastrati nella loro visione del proprio figlio come ‘non capace’, aggrappati all’idea che non sia abbastanza forte o sicuro che non riescono ad impedire a questi pensieri di controllare le loro azioni. E, infatti, le aspettative di una madre o di un padre sono potentissimi: una mamma che si aspetta che suo figlio non sarà abbastanza capace metterà in campo una serie di comportamenti che portano proprio nella direzione che vorrebbe evitare.

In questo senso, la “profezia” dell’inadeguatezza del bambino si “autorealizza”. Se un genitore ritiene suo figlio non in grado o abbastanza intelligente adotterà dei comportamenti – naturalmente senza rendersene conto – che confermano la sua convinzione: ad esempio non permetterà al bambino di sperimentare situazioni nuove in autonomia, anzi interverrà subito anticipando possibili difficoltà che potrebbero mettere in luce le fragilità del figlio, cosa per lui inaccettabile. E similmente a un teletrasporto quantistico si verificherà che determinati comportamenti del bambino non sono altro che convinzioni, preoccupazioni e paure ‘smaterializzate’ del genitore. Tutto questo è un dato oggettivo, è l’Effetto Pigmalione che descrive come le aspettative di una persona spingono altri a comportarsi veramente in quel modo per una sorta di “profezia che si auto-avvera”.

Ma chi sono questi genitori? Generalmente sono adulti che tendono al perfezionismo con atteggiamenti di ipercriticismo nei confronti di stessi e degli altri. Di solito provano un’intera gamma di emozioni negative come la frustrazione, l’irritazione e la rabbia verso se stessi per non riuscire a raggiungere gli standard che si sono prefissati. Come scrive Alice Miller nella sua opera “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé” erano “l’orgoglio dei propri genitori… Si tratta di adulti che dovrebbero essere consapevoli del proprio valore ma è l’esatto contrario: non è sufficiente che svolgano alla perfezione ogni compito, dietro è in agguato sempre la depressione , il senso di vuoto, di autoalienazione, di assurdità della propria vita appena viene esaurita la droga della grandiosità, appena non sono al massimo, appena crollano le proprie sicurezze da superstar o quando sono convinti di aver tradito l’immagine ideale di loro stessi.” E cosa c’è di più destabilizzante di un figlio tutto sommato ‘normale’ che magari a 3 anni porta ancora il pannolino di notte e non è come loro che ad un anno erano già asciutti? O di una bambina che ha la media del 7 a scuola mentre loro erano sempre i primi della classe? Il figlio deve compiere in modo eccellente tutto ciò che fa e guai se non si distingue in quei contesti dove è importante la prestazione o il rendimento, come la scuola o lo sport.

Ma come afferma la Miller, spesso, dietro all’orgoglio per il bambino si nasconde, pericolosamente, la vergogna qualora quest’ultimo non soddisfi le attese riposte in lui e forte è l’illusione che l’ammirazione equivale ad amore.

La psicoanalista svizzera evidenzia come nell’infanzia ci sono le radici della vita intera e continua citando la biografia di Henry Moore: sembra che lo scultore britannico da bambino era solito massaggiare la schiena di sua madre con un unguento per i reumatismi. Se vi capita di ricercare in rete le sue opere potrete ammirare grandi donne sdraiate dalle teste minuscole che rimandano, senza dubbio, alla figura della madre vista con gli occhi del bambino, la testa rimpicciolita in prospettiva, la schiena ravvicinata percepita come enorme.

Questo è solo un ricordo innocuo ma ci fa capire come le esperienze infantili sopravvivono con una straordinaria intensità e trovano nell’adulto incredibili potenzialità espressive: tutto ciò è ancora più reale quando il bambino vive esperienze traumatiche.

E sicuramente l’esperienza della perdita del ‘vero sé – sempre usando le parole di Alice Miller – che avviene quando un bambino si limita esclusivamente ad apparire come ci si aspetta con la paura costante di aver reso insicuri i suoi genitori, non è di sicuro un ricordo innocuo come quello dello scultore Moore.

 

 

Dott.ssa Roberta Mascioni

Psicologa Psicoterapeuta

(Iscrizione Ordine degli Psicologi  dell’Umbria n°483)

 

 

Bibliografia:

  • Miller A. (2008). Il Dramma del Bambino Dotato e La Ricerca del Vero Sé. Torino: Bollati Boringhieri
  • Rosenthal, R., & Jacobson, L. (1992). Pygmalion in the classroom : teacher expectation and pupils’ intellectual development (Newly expanded ed.). Bancyfelin, Carmarthen, Wales: Crown House

 

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