SPITEFULNESS: IL RUOLO DELLA RIPICCA IN PSICOTERAPIA

Citazione consigliata: Cheli, S. (2019). Spitefulness: Il Ruolo della Ripicca in Psicoterapia [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2019/06/19/spitefulness

Per oltre una settimana rimasi in silente attesa. Nell’abbozzare quel mezzo sorriso mi resi subito conto che quella sarebbe potuta essere la prima ed unica seduta con quella signora. Che cosa era successo? Avevo commesso un errore nella gestione della relazione terapeutica. La signora in questione che chiameremmo Anna mostrava una generale rigidità nel comportamento e nell’eloquio e quella che mi parve, sin da subito, una struttura di personalità a mezzo tra un possibile Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità ed un altrettanto possibile Disturbo Paranoide di Personalità. Dunque una persona caratterizzata da rigidità, perfezionismo e sospettosità.

Anna era molto intelligente, di elevata scolarizzazione, e mostrava una istintiva ed innata diffidenza per ogni forma di interazione. Solo l’accumularsi di eventi stressanti e traumatici l’avevano convinta a provare cosa volesse dire parlare con un terapeuta. Il colloquio fu un vero e proprio campo minato…almeno per il sottoscritto. Sembrava che Anna avesse preso l’elenco dei test relazionali da fare al terapeuta descritto da Francesco Gazzillo (2016) e a partire da questo avesse applicato un’incredibile creatività nel formulare veri e propri trabocchetti comunicativi. Al centro di tutto stava la convinzione nucleare che un cambiamento non fosse possibile e se lo fosse stato avrebbe dovuto essere immediato e risolutivo.

Dopo aver dato fondo a tutte le mie risorse, riuscii a far breccia nella “Fortezza-Anna” ed a strapparle un minimo di credito ed un minimo di sedute per mostrarle cosa avremmo potuto fare assieme. Come un maratoneta che vede l’arrivo ed un suadente organizzatore porgergli una borraccia, rifiatai. In breve, nel momento in cui lei subito richiuse la fortezza dicendo “comunque non so se tornerò”, accennai ad un lieve (vi assicuro appena percettibile) sorriso. La fortezza sembrò chiusa per sempre. Il volto di Anna si irrigidì, le labbra si serrarono, mi lancio uno sguardo di sfida. Come pensasse: “ah sì? Pensi davvero di poter sapere cosa farò? Vedrai….”. Vi lascio nel dubbio se sia tornata o meno per una seconda seduta.

 

Spite, ripicca e litost in psicopatologia

Gli esperti di psicologia evolutiva non me ne vogliano, ma la traduzione italiana di “spitful” nel criterio A del Disturbo Oppositivo Provocatorio non rende giustizia alla complessità del termine (American Psychiatric Association, 2014). La versione italiana cerca di cavarsela con un doppio vocabolo: “polemico/provocatorio”. Ma spite, spiteful, spitefulness richiamano un costrutto assai più articolato. Il Merriam-Webster alla voce spiteful recita: “filled with or showing spite”, ovvero che è pieno di o mostra spite… ripicca! Perché spite (etimologicamente la forma abbreviata di “despite”, a dispetto di, nonostante) indica una sorta di sottile e malevola forma di ripicca il cui scopo è di irritare, disturbare o impedire all’altro di fare quel che si pensa abbia in mente di fare. Richiama l’idea che io possa senza soluzione di continuità nuocere all’altro e perché no anche a me stesso, pur di mettergli i bastoni tra le ruote. Una sorta di “non l’avrai mai vinta”! Milan Kundera spiega la traduzione ceca di questo termine (“litost”) raccontando la storia di un bambino vessato dal maestro che si lascia cadere dalla finestra della classe e mentre cade, pur sapendo di andare incontro alla morte, si compiace perché la colpa ricadrà sull’odiato maestro (Kundera, 2001, p.273).

Tornando ad una prospettiva clinica, negli ultimi 15 anni molti studi hanno indagato il costrutto di spitefulness (lett. malignità, ma in tal contesto ci riferiamo alla tendenza a mostrare spite come dimensione psicologica). In particolare a partire dal cosiddetto “ultimatum game paradigm” (Markus & Norris, 2016). Tale gioco corrisponde a chiedere ad un giocatore (il proponente) di dividere una certa quota di denaro. Il secondo giocatore (il rispondente) deve poter scegliere se accettare o meno la suddivisione fatta dal proponente. Se accetta entrambi ricevono i soldi come suddivisi dal proponente, se rifiuta nessuno prende denaro. I ricercatori notarono come vi fossero varie persone che tendevano a rifiutare anche suddivisioni prossime ad una suddivisione equa (es. 45% vs 55%) o addirittura con un minimo vantaggio a favore del rispondente. In alcune varianti vi erano persone addirittura disposte a “spendere” parte dei loro fondi pur di non far avere soldi al proponente!

Ancor più interessante il fatto che maggiori livelli di spitefulness fossero associati con alti livelli di aggressività e distress psicologico e con bassi livelli di amicalità e coscienzionsità (Marcus, Zeigler-Hill, Mercer & Norris, 2014). Inoltre la spitefulness risulta correlata con una maggiore propensione alla vergona ed una bassa propensione alla colpa, nonché con una generale tendenza alla callosità e alla ben nota triade oscura (narcisismo, machiavellismo, psicopatia). Infine in termini valoriali, la spitefulness non sembra tanto associata con una generica amoralità, quanto con la tendenza a non dar peso alle implicazioni nocive per il giudicato basta che si rispetti il sistema valoriale concordato (Zeigler-Hill et al., 2015)!

 

Spitefulness in un’ottica dimensionale

Molti autori hanno notato come nei disturbi di personalità narcisistico e borderline frequentemente vi siano comportamenti aggressivi auto o etero-diretti riconducibili al costrutto di spitefulness. Kernberg e colleghi evidenziarono, ad esempio, come in pazienti borderline i gesti autolesionistici fossero associati con forme di evitamento relazionale e rappresentassero una sorta di punizione nei confronti di coloro che potrebbero o avrebbero potuto prendersi cura di loro (Critchfield et al., 2008). Similmente pazienti narcisisti sembrano mostrare comportamenti autolesionistici o suicidari come una sorta di ripicca nei confronti di altri noti o genericamente del mondo che li ha messi – nei loro termini – in una condizione di sofferenza (Kernberg, 2006).

Sebbene vi siano meno studi a riguardo, possiamo facilmente riconoscere la rilevanza e la ricorrenza di forme diverse di spitefulness nei disturbi di personalità del cluster A o del cluster B: si pensi all’inestinguibile rancore di gravi forme di disturbo paranoide di personalità o agli effetti distruttivi per sé e per gli altri della rigida coscienziosità o moralità ricorrente nel disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. In un’ottica dimensionale la spitefulness diviene quindi un tratto ricorrente in vari disturbi ed organizzazioni di personalità caratterizzate da una difficoltà a differenziare ed integrare l’esperienza. Nella misura in cui certi miei dolorosi automatismi (es. evitamento relazionale) o certe mie immutabile credenze (es. rigidità valoriale) mi fanno percepire sempre l’altro in termini di minaccia o di rango, posso incorrere in una scelta di apparente minimizzazione del rischio in cui emerge il proverbiale “muoia Sansone con tutti i filistei”! E questa modalità dovrebbe esser sufficientemente chiara ai terapeuti onde aiutare i propri pazienti e non rischiare di compromettere la relazione terapeutica. Per simili pazienti infatti affidarsi ad un perfetto estraneo rappresenta una scelta totalmente in controtendenza con il loro modo usuale di vivere. Una scelta che ciononostante possiamo immaginare facciamo per ricevere un nostro valido aiuto.

 

Simone Cheli

Bibliografia

American Psychiatric Association (2014). DSM-5 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Milano: Raffaello Cortina.

Critchfield, K. L., Levy, K. N., Clarkin, J. F., & Kernberg, O. F. (2008), The relational context of aggression in borderline personality disorder: using adult attachment style to predict forms of hostility. J. Clin. Psychol., 64: 67-82. doi:10.1002/jclp.20434

Gazzillo, F. (2016). Fidarsi dei Pazienti. Introduzione alla Control Mastery Theory. Milano: Raffaello Cortina.

Kernberg, O.F. (2006). Narcisismo, Aggressività e autodistruttività. Milano: Raffaello Cortina.

Kundera, M. (2001). Il Libro del Riso e dell’Oblio. Milano: Adelphi.

Marcus, D.K., & Norris, A.L. (2016). Spite. In V. Zeigler-Hill & D.K. Marcus (Eds.), The Dark Side of Personality. Science, Practice in Social, Personality, and Clinical Psychology, (pp. 121-133). Washington: America Psychological Association.

Marcus, D. K., Zeigler-Hill, V., Mercer, S. H., & Norris, A. L. (2014). The Psychology of Spite and the Measurement of Spitefulness. Psychological Assessment. Advance online publication. http://dx.doi.org/10.1037/a0036039

Zeigler-Hill, V., Noser, A.E., Roof, C., Vonk, J., & Marcus, D.K. (2015). Spitefulness and moral values. Personality and Individual Differences, 77:86-90. https://doi.org/10.1016/j.paid.2014.12.050

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