Report dal Convegno della Sezione Toscana AIP – Associazione Italiana di Psicogeriatria

Citazione Consigliata: Weber, C. (2019). “Report dal Convegno della Sezione Toscana AIP – Associazione Italiana di Psicogeriatria ” [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2019/11/20/report-aip

 

Il 18 ottobre 2019 si è tenuto, presso l’RSA Frate Sole di Figline Valdarno, il convegno della Sezione Toscana dell’AIP (Associazione Italiana di Psicogeriatria). In tale occasione, geriatri e neurologi hanno esposto l’attuale situazione dei CDCD – Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze – in Toscana, i progetti previsti per una più precisa e precoce diagnosi e cura delle demenze e sottolineato l’importanza degli interventi psicosociali e della disponibilità di Servizi.

All’evento ha partecipato, come relatore e rappresentante di Tages Onlus, la dott.ssa Camilla Weber, invitata a intervenire sul delicato tema della psicoterapia rivolta alle persone affette da declino cognitivo e ai loro familiari. Troppo spesso, infatti, la presa in carico di questi pazienti prevede un intervento rivolto alla cura della salute intesa in termini di prestazione mentale e non, anche, di benessere psicologico ed emotivo, di preservazione delle relazioni sociali e familiari e di mantenimento delle autonomie quotidiane.

Compromissione cognitiva, isolamento e progressiva perdita della funzionalità tendono a mantenersi e rinforzarsi vicendevolmente, creando un circolo vizioso che facilita l’insorgenza di disturbi quali ansia e depressione. Le alterazioni del tono dell’umore, a loro volta, accentuano la sintomatologia cognitiva, la tendenza al ritiro sociale e la propensione a sospendere o evitare attività un tempo piacevoli e importanti per il paziente. Comprendiamo dunque quanto sia importante pianificare un trattamento non-farmacologico volto al potenziamento delle capacità cognitive residue, alla riattivazione comportamentale e all’acquisizione di strumenti di conoscenza e gestione del disagio emotivo e psicologico.

Non solo, ma concentrando tutte le attenzioni sulla malattia tendiamo a dimenticare come chi si prende cura del paziente sia egli stesso una persona, che vedrà i propri bisogni passare in secondo piano e la propria vita stravolta da nuove e sconosciute richieste. Questo ci porta a riflettere sull’indispensabile coinvolgimento del caregiver in un intervento rivolto tanto all’accettazione della malattia, a una sua migliore conoscenza e a una sua più efficace gestione quanto al supporto e alla normalizzazione del proprio vissuto emotivo, al ridimensionamento del senso di colpa e di responsabilità e alla preservazione dei propri spazi, dei propri interessi e del proprio benessere psico-fisico.

Sfortunatamente non sempre questo tipo di percorso può essere intrapreso; paziente e caregiver potrebbero avere difficoltà a riconoscere o accettare i propri bisogni, potrebbero essere scettici rispetto all’efficacia dell’intervento di supporto psicologico, così come potrebbe mancare una rete di sostegno familiare.

Tuttavia, laddove vi sia accesso a questo tipo di cura non-farmacologica, tanto la ricerca quanto la pratica clinica dimostrano che è possibile facilitare la gestione di una condizione complessa, per la quale non vi è ancora soluzione, e alleviarne il peso pratico e, non ultimo, emotivo.

 

Dott.ssa Camilla Weber

Psicologa Psicoterapeuta

Neuropsicologa

 

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