MEDICI E SOSTEGNO PSICOLOGICO: UNA RELAZIONE TORMENTATA

Citazione Consigliata: Adami, N., & Rolle, G. (2020). “Medici e sostegno psicologico: una relazione tormentata” [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2020/06/15/medici-sostegno-psicologico

 

MEDICI E SOSTEGNO PSICOLOGICO: UNA RELAZIONE TORMENTATA

 

 

Nei primi tre mesi trascorsi in stato di ‘‘Epidemia Coronavirus’’ tanti sono stati i servizi psicologici attivati per dare supporto al personale sanitario. Numerose le iniziative – anche mediatiche – rivolte a medici, infermieri e operatori che hanno lavorato e ancora lavorano in prima linea.

Non sono ancora disponibili dei dati ufficiali sull’accesso dei medici al supporto psicologico in questa pandemia, ma storicamente i medici tendono a non richiedere sostegno psicologico. Come riportato anche in un articolo appena pubblicato dal Birkbeck Institutional Research (Teoh et al., 2020) “I medici sono spesso riluttanti ad accogliere il supporto formale a loro disposizione, ma è particolarmente importante farlo nelle condizioni attuali”.

 

Perché questa reticenza nei medici?

 

Un primo elemento è legato al fatto che la gestione dello stress non è prevista durante la formazione dei medici. I medici non imparano quali siano i sintomi psicologici e fisiologici da monitorare, non si appropriano di tecniche di gestione dello stress in una professione a così alta intensità emotiva, di conseguenza non sono consapevoli dei segnali di rischio che provengono dal loro corpo.

Ci sono poi aspetti di personalità che si intrecciano. Una ricerca di Peters (2012) ritiene che alcuni tratti di personalità, come il perfezionismo, siano particolarmente accentuati nella professione medica. Questo tratto, che nel breve termine di certo contribuisce alla riuscita nella professione, nel medio-lungo termine si rivela generatore di vulnerabilità allo stress, perchè a causa di standard elevati verso se stessi, i perfezionisti non si concedono la possibilità di essere fragili.

McManus et al. (2004) rilevano come le modalità di insegnamento e apprendimento utilizzate nel corso di studi di medicina, unite a caratteristiche personologiche come la poca consapevolezza dei propri stati emotivi, siano causalmente correlate con l’insorgenza dello stress sul luogo di lavoro.

 

Oltre a questi fattori personologici, un secondo elemento che allontana i medici dalla consapevolezza di avere bisogno di aiuto è il fenomeno dell’abituazione passiva. Questo concetto è stato brillantemente reso famoso da Noam Chomsky (2014) nella storia della ‘rana bollita’: se una rana viene immersa in acqua bollente, si accorge immediatamente di percepire un forte stress fisiologico e con un colpo di zampa salta subito fuori dalla pentola. Ma se la rana viene immersa in acqua fredda, con il fuoco acceso sotto, l’acqua si riscalda piano piano e la rana si abitua a quello stress. Quando la temperatura diventa molto sgradevole, la rana ormai è debole, non ha la forza di reagire, con il risultato che resiste, sopporta e non fugge.

Quando un medico inizia a lavorare in corsia si abitua a ritmi serrati: guardie, turni, notti. Quando i medici sono stanchi, ansiosi, tristi o malati, continuano a lavorare. Sono abituati a carichi di lavoro esagerati e sproporzionati, senza chiedere aiuto o chiedendo un sostegno solo quando il livello di stress e burn-out è grave.

Come sottolineato da Hill (2020) il medico soffre in silenzio stigmatizzando e banalizzando i problemi di salute mentale attraverso la negazione, il rifiuto, l’abituazione passiva. In un articolo apparso su The Lancet (2002), si sottolinea come lo stress da lavoro sia associato all’esaurimento emotivo e alla comparsa di sintomi psicopatologici. Gli Autori dello studio rilevano che il benessere emotivo dei medici sia un indice importante della qualità del Sistema Sanitario nel suo insieme.

 

I risultati di uno studio recente condotto da EngageMind Hub dell’Università Cattolica di Milano hanno mostrato come nel campione di operatori sanitari coinvolti nell’emergenza Covid-19 ci siano ‘’percentuali importanti di depressione (50%), ansia (44,6%), insonnia (34%) e stress psicologico (71,5%). I sintomi più severi sono stati riscontrati proprio negli operatori di prima linea, lavoratori della città epicentro”.

Alla luce di questi dati, molto rilevanti in termini di salute pubblica, ci siamo interrogati sull’interesse mostrato su questo tema dalle istituzioni sanitarie italiane, facendo riferimento al sito dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Alla voce “Pubblicazioni”, risultano ad oggi 31 di rapporti relativi a COVID-19 che riguardano la telemedicina, l’igiene degli alimenti, la disinfezione, l’utilizzo dei dpi nel personale sanitario, eccetera… ma un’unica pubblicazione relativa al riconoscimento e alla gestione dello stress emotivo nel personale medico.

 

L’incremento di stress emotivo per il personale medico durante l’epidemia Covid-19 non sembra essere bilanciato da un incremento adeguato di interventi in termini di informazione, sensibilizzazione, prevenzione e cura.

Lo stress correlato alla pandemia ha sicuramente interessato anche i medici di medicina generale che lavorano sul territorio: si pensi all’elevata esposizione e rischio di contagio personale e famigliare, ai numerosi decessi nell’ambito della categoria, alle criticità professionali sia dal punto di vista clinico che comunicativo. Eppure, ad oggi, non ci risulta che le ATS lombarde abbiano attivato un servizio di assistenza psicologica per questa categoria; le iniziative disponibili in tal senso derivano da associazioni regionali di psicologi, rivolte sia ai cittadini che ai sanitari, su segnalazione individuale.

 

Cosa fare per cambiare questa situazione?

 

Il tema del benessere psicologico dei lavoratori è così preminente che anche il Legislatore, con il Decreto 81 del 2008, ha inserito la valutazione dello stress lavoro-correlato negli obblighi che il datore di lavoro ha nei confronti della tutela della salute dei suoi dipendenti. In questo momento storico lo stress lavoro-correlato è un tema rilevante e oseremmo dire prioritario nella sanità.

Se lo stress lavoro-correlato va valutato sempre, in questo frangente il suo monitoraggio andrebbe ulteriormente potenziato. Come indicato nel decreto legge n.14 del 9 marzo 2010, servono maggiori investimenti per l’assunzione di psicologi e psicoterapeuti nel Sistema Sanitario Nazionale, per far fronte anche all’emergenza sanitaria degli operatori. Infatti il numero esiguo di psicologi e la distanza di quelli assunti dai luoghi dell’emergenza Covid-19, unita agli aspetti di reticenza medica, sta diminuendo le percentuali di adesione spontanea dei medici alle iniziative di supporto psicologico.

 

E’ fondamentale che gli psicologi entrino attivamente nei reparti ospedalieri, perché la presenza fisica garantisce l’engagement nella relazione con i medici e una maggiore adesione al supporto psicologico. La fiducia nel supporto psicologico può avvenire laddove gli psicologi siano presenti, sappiano comunicare e dimostrare le potenzialità delle tecniche psicologiche e costruire modelli in sinergia con i medici.

Non possiamo permetterci, come cittadini e come professionisti della salute mentale, che una categoria professionale cruciale come quella dei medici operi in uno stato di stress acuto e con sintomi psicopatologici, dal disturbo post traumatico da stress all’esaurimento psicofisico, sintomi che possono cronicizzarsi dopo la pandemia Covid19.

 

 

 

 

Dott.ssa Nicole Adami

Psicologa Psicoterapeuta, Referente dello sportello di psicologia dell’emergenza con il sindacato Nursind Bergamo

 

Dott. Guido Rolle

Medico psicoterapeuta, lavora in Continuità Assistenziale (CA) e Unità Speciali (USCA) per ATS Brianza e Lecco

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Chomsky N. (2014). Media e Potere. Bepress editore

McManus, IC., Keeling, A., Paice, E., (2004) Stress, burnout and doctors’ attitudes to work are determined by personality and learning style: A twelve year longitudinal study of UK medical graduates. https://bmcmedicine.biomedcentral.com/track/pdf/10.1186/1741-7015- 2-29

Peters, M., (2012). Perfectionism in doctors.https://www.bmj.com/content/344/bmj.e1674.full

Graham, J., (2002), Stress and burnout in doctors. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(02)11871-X/fulltext

Teoh, K., et al.(2020). Looking after doctors’ mental wellbeing during the covid-19 pandemic.

SWG-ANAAO, (2014). Il lavoro dei medici ospedalieri oggi. Criticita’ e aspettative. https://www.sanita24.ilsole24ore.com/pdf2010/Sanita2/_Oggetti_Correlati/Documenti/Lavoro-e-Professione/Indagineanaao.pdf?uuid=AbXeCaPK

https://eprints.bbk.ac.uk/31471/1/2020.%20Teoh%20%26%20Kinman.%20Looking%20aft er%20Doctors%20Wellbeing.%20BMJ%20Opinion.pdf

Adam B. Hill, Why Doctors Avoid Mental Health Treatment https://www.psychologytoday.com/intl/blog/humanity-in-medicine/202002/why-doctors- avoid-mental-health-treatment

https://www.iss.it/coronavirus

Covid-19: un operatore su tre mostra segni di burnout e uno su due ha sintomi di stress psico- fisico

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=84851&fr=n

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