Assisi: VIII Forum sulla Formazione in Psicoterapia

Citazione Consigliata: Morini, E. (2019).  Assisi: VIII Forum sulla Formazione in Psicoterapia [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2019/10/27/assisi-viii-forum/

L’ottava edizione del Forum sulla Formazione in Psicoterapia (11-13 ottobre 2019, organizzato dalle Scuole di Psicoterapia Cognitiva APC, SPC, AIPC, IGB e SICC, è un’occasione di arricchimento e apertura scientifica tra diverse prospettive cognitiviste. Dallo studio dei processi mentali dei pazienti, all’approccio sistematico rivolto alle conoscenze della psicologia di base: è una tradizione che viene mantenuta viva dal confronto di allievi ed ex allievi delle scuole, con la premessa di mantenere nel tempo i buoni propositi.

Come ci ricorda Francesco Mancini, il burnout degli psicoterapeuti non deriva dal contatto prolungato con la malattia mentale; quando ben attrezzati, il vero rischio sta nel mancato confronto con i colleghi, l’essere soli con i pazienti senza avere un’equipe con cui condividere l’esperienza di ogni giorno. L’altro presupposto importante di questo Forum è l’impegno a trovare risposte concrete da parte della ricerca sul fronte dell’applicazione clinica. Ma il pezzo forte è rappresentato delle sessioni dei Casi Clinici, dove spesso viene riportata una doppia lettura, per cui avviene una ridiscussione dell’ipotesi d’intervento o del percorso terapeutico proposto, partendo da una formulazione del caso condivisa. È stato un momento dedicato in particolare alla Personalità Narcisistica.

 

Tra le peculiarità di questa edizione ritroviamo l’approfondimento di costrutti che tengono acceso l’interesse clinico, tra cui il Perfezionismo, la Colpa e il Disgusto, ma ritroviamo anche uno stimolo per il clinico a sviluppare una precisa e sensibile competenza diagnostica, soprattutto a fronte di comprendere il funzionamento dei quadri complessi. L’utilizzo dell’MMPI-II, infatti, è stato al centro di numerose relazioni e discussioni cliniche, per esempio durante la sessione poster dedicata al Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è stato possibile approfondire l’interdipendenza – comorbilità tra DOC e DOC di Personalità, potendo riscontrare che questo l’MMPI-II appare utile per differenziare la sintomatologia attiva relativa ai due disturbi specifici.

Durante il Forum sicuramente si assapora l’acceso interesse, maturato negli anni, per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Sono state sottolineate le evidenze che supportano la prospettiva funzionalista, per cui i relativi processi psicopatologici andrebbero osservati alla luce degli scopi dell’individuo. Il DOC è stato analizzato rispetto alle difficoltà diagnostiche e di trattamento in particolari individui con Disturbo dello Spettro Autistico, per poi essere discusso con riferimento alle relativamente recenti trattazioni sul Disturbo Ossessivo Compulsivo di Relazione (ROCD). Si tratta di una particolare categoria di pazienti ossessivi che manifestano ruminazioni sulle relazioni intime, focalizzate principalmente sui propri sentimenti o sui difetti del partner. Un caso di ROCD esposto, ha contribuito a tenere acceso il dibattito rispetto ai fattori di mantenimento e alla validità dei trattamenti in questo ambito.

Gli interventi riguardanti l’età evolutiva in generale e l’adolescenza, inoltre, sono stati numerosi, riportando un’attenzione globale al benessere in queste fasce d’età. Dal bullismo, alle complessità degli approcci rivolti alla malattia organica e al dolore cronico, fino a far luce sulle condizioni traumatiche del Minore Straniero Non Accompagnato, con l’esigenza di delineare i nuovi bisogni d’intervento posti dal fenomeno dell’Immigrazione.

Ma non solo, il Disturbo Borderline, è stato al centro di numerose relazioni e sessioni cliniche. In particolare, è stato esaminato in comorbilità con i Disturbi Alimentari o rispetto alla difficile distinzione con il Disturbo Bipolare, con l’intento di fornire una guida per il terapeuta, affinché si possa orientare rispetto alle tipiche criticità di funzionamento ed essere strategico nell’intervento.

Tra le sessioni poster si è cercato, poi, di fornire dati rispetto all’esigenza di integrare con sempre maggiore cognizione i farmaci alla psicoterapia, nel Servizio Sanitario Nazionale. È stato proposto un lavoro volto a descrivere le differenze tra Farmacoterapia, Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT) e Terapia Integrata, oltre a sottolineare il bisogno di rendere sempre più individualizzati i percorsi di psicoterapia, dove, gli psicoterapeuti, stando a quanto rivelano i dati statistici, sono ancora una risorsa messa in secondo piano. La collaborazione tra SPC di Grosseto e ASL toscana Nord-Ovest, mostra che strutturare un intervento di psicoterapia riduce la sintomatologia nel lungo termine, rispetto ad un approccio unicamente farmacologico.

 

Tra le tante tecniche d’intervento, quali strumenti lo psicoterapeuta adotta con reale efficacia?

Per esempio, qual è il concreto utilizzo dell’Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP)? Gli psicoterapeuti CBT Italiani la applicano frequentemente, ma si osserva che le caratteristiche personali del terapeuta e le credenze rispetto alle terapie di esposizione, ne influenzano la pratica clinica.

La lente d’ingrandimento viene poi puntata sulla terza ondata e sui training dell’assertività.

Gli approcci che mirano all’accettazione e alla compassione, si rivelano funzionali anche in età evolutiva, con un impatto positivo aggiuntivo sulle relazioni familiari. Si è inoltre ulteriormente indagata l’efficacia dell’Imagery with Rescripting (IWR), dal momento che gli studi in letteratura ne hanno finora dimostrato le potenzialità nel ridurre la sintomatologia in diversi disturbi, come nel DOC, nel Disturbo Post-Traumatico da Stress, nella Fobia Sociale e nei Disturbi di Personalità. Si tratta di un intervento ampiamente utilizzato dalla Schema Therapy, che ha come focus i ricordi traumatici; parte dal presupposto che il problema della persona dipende dal mantenimento di schemi disfunzionali su sé stessi e sugli altri, che si sarebbero formati a seguito di esperienze disadattive infantili, per cui rivivendo tali memorie e modificandone il vissuto associato, si andrebbe incontro ad un cambiamento funzionale di tali schemi. È stato presentato un disegno sperimentale che ha confermato l’efficacia di questa tecnica d’intervento per il trattamento del DOC, e al di là del contesto specifico della sintomatologia ossessiva, si è osservato come l’IWR possa rivelarsi utile nel ridurre l’intensità delle convinzioni disfunzionali su di sé e su gli altri.

La Cittadella ha accolto anche in questa VIII edizione un ospite straniero. Infatti, abbiamo assistito ad un approfondimento della Schema Therapy da parte di uno dei suoi principali esponenti internazionali, il Prof. Eshkol Rafaeli, della Bar-Ilan University di Israele. Brillante e ironica dimostrazione di alcune applicazioni cliniche, attraverso un role playing in diretta.

 

Gli interventi ispirati ai progressi in ambito evoluzionistico, inoltre, sono stati capaci di tenere vivo l’interesse per la ricerca ma anche stimolare un approccio clinico creativo e consapevole. Viene per esempio mostrato il parallelo tra il modello relazionale di Schore (1994;2012), che vede nello scambio reciproco di forte attaccamento emotivo, gioco e creatività tra madre e bambino, la spinta motivazionale ad esplorare l’ambiente e ad ampliare le proprie conoscenze per quest’ultimo, e gli stessi processi dominati dall’emisfero destro che si attivano in psicoterapia. Inoltre, dal momento che la costruzione dell’alleanza terapeutica dipende dalle capacità del terapeuta di accedere ai contenuti della comunicazione non verbale propri e del paziente, e che la sintonia emotiva è alla base di una relazione empatica, si sottolinea il ruolo della musica e dei movimenti corporei nel veicolare creatività e gioco in terapia.

 

C’è stato poi il momento dedicato alla Dipendenza Affettiva Patologica, trattazione così delicata da maneggiare, sia da un punto di vista nosografico, ma anche rispetto a quanto rivelano i Dati Istati, dal momento che nelle condizioni peggiori il fenomeno sfocia in episodi di violenza, che possono perpetuarsi ciclicamente. La relazione teorica presentata, ha favorito una comprensione del funzionamento del problema all’interno di una cornice relazionale, mostrando come il modello degli scopi ci permette di delinearne un quadro distinguibile sia dal Disturbo Dipendente di Personalità, sia dalle dipendenze comportamentali. Viene sottolineata la natura trans-diagnostica di questa disfunzione della relazione, che non necessariamente si riscontra in personalità patologiche se facciamo riferimento ai criteri del DSM-5 (Pugliese, Saliani e Mancini; 2019). Il nuovo modello cognitivo proposto, spiegherebbe la sofferenza del dipendente affettivo sia rispetto a scopi, credenze e comportamenti disfunzionali, sia relativamente a tre tipi di conflitto che mantengono il problema. Questa formulazione mostra sicuramente risvolti interessanti sul piano del trattamento.

La sessione dedicata al DAP si è inoltre soffermata su quella componente relazionale in grado di rivelarsi traumatica sin da un esordio precoce, rintracciabile ad esempio nel fenomeno della violenza assistita, sfociando così in quadri Complessi, e dove il bisogno di dipendenza può essere analizzato nell’ottica di quelle strategie controllanti che il bambino apprende con lo scopo di “salvare la relazione”.

 

Arrivederci alla prossima edizione.

 

Dott.ssa Emily Morini

 

Bibliografia

Schore, A. N. (1994). Affect regulation and the origin of the self. The neurobiology of emotional development. Mahwah, NJ: Erlbaum.

Schore, A. N. (2012). The science of the art of psychotherapy. New York: W.W. Norton & Company.

Pugliese E., Saliani A.M., Mancini F. (2019). Un modello cognitivo delle dipendenze affettive patologiche. Psicobiettivo (1), 43-58.

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