NON MI VA DI GIOCARE: Caratteristiche e sintomatologia della depressione in età scolare

Citazione consigliata: Mori, G. (2019). Non mi va di giocare: caratteristiche e sintomatologia della depressione in età scolare [Blog Post]. Retrieved from: https://www.tagesonlus.org/2019/06/22/non-mi-va-di-giocare

 

Quando pensiamo all’infanzia le immagini che più probabilmente si proiettano di fronte ai nostri occhi sono ricche di contenuti gioiosi: la spensieratezza, l’assenza di responsabilità, il tempo trascorso a giocare con gli amici…eppure una condizione di vulnerabilità biologica (sia genetica che temperamentale) associata ad eventuali vicissitudini che accompagnano questo periodo della vita, possono contribuire all’insorgenza di malesseri psicologici di varia intensità e specificità, talvolta determinando anche quadri di depressione.

 

Nel tempo, la questione rispetto al fatto che nell’infanzia e nell’adolescenza si possano rilevare dei veri e propri quadri depressivi (intesi come Disturbo dell’umore) è stata alquanto dibattuta; negli anni 70 l’Unione degli Psichiatri Infantili Europei dichiarò ufficialmente che la depressione (nella sua forma unipolare e bipolare) poteva manifestarsi anche nell’infanzia e nell’adolescenza. Interesse dei ricercatori di oggi è l’individuazione dei tratti biologici che possono contribuire all’insorgenza e al mantenimento del disturbo oltre che lo studio del decorso clinico della depressione nell’infanzia, nell’adolescenza fino all’età adulta.

 

Stime epidemiologiche parlano di una prevalenza del disturbo depressivo nelle varie fasce di età che va dall’0.3-1% in età prescolare, dallo 0,4-2,5% in età scolare e dal 4-8,3% in adolescenza (OMS, 2004). Considerando le singole forme, la prevalenza del Disturbo Depressivo Maggiore (DDM) è stimata tra l’1.8% e il 2.5% in età prepuberale e tra il 2.9% e il 4.7% negli adolescenti; la prevalenza del Disturbo Distimico (DD) è stimata tra lo 0.6% e il 4.6% nei bambini e tra l’1.6% e l’8% negli adolescenti (SINPIA, 2007). La variabilità delle stime epidemiologiche è legata sia alle difficoltà diagnostiche dovute alla grande eterogeneità della sintomatologia depressiva in età evolutiva (per cui lo stesso disturbo presente in età prescolare, scolare e in adolescenza si esprime con una sintomatologia differente in termini di intensità, frequenza e caratteristiche dei marker diagnostici), che alla diversità degli strumenti diagnostici utilizzati.

 

Detto ciò, come si presenta la depressione in età scolare?

 

Da un punto di vista emotivo oltre alla tristezza e all’umore basso, tra i segnali che più comunemente vengono associati alla depressione nei bambini possiamo riscontrare una forte suscettibilità alla rabbia, irritabilità, noia e sbalzi di umore repentini. L’anedonia, e cioè la mancanza di interesse/piacere verso attività solitamente svolte da una determinata persona, è un sintomo comune anche in età scolare e si manifesta sia da un punto di vista affettivo che comportamentale. “Non mi va di giocare…non ho più voglia di vedere la tv…non mi va di andare ai compleanni…” sono frasi che possono essere espresse da un bambino/a che vive un periodo di umore depresso o una vera e propria depressione.

 

A livello comportamentale i bambini depressi possono apparire lenti, statici ma anche molto irrequieti e con difficoltà a stare seduti e concentrati su un compito o un’attività. Producono pensieri negativi rispetto al futuro “Andrà tutto male…non ce la farò…le cose non cambieranno…” e su sé stessi “non sono capace…non valgo niente…”, tendono a sovrastimare le difficoltà che pensano di dover affrontare nell’esecuzione di alcuni compiti “Il primo giorno di scuola sarà difficilissimo, la maestra mi farà delle domande e io non saprò rispondere perché non riesco a fare niente” e difficilmente utilizzano frasi di auto-incoraggiamento. Anticipano conseguenze negative di esperienze ancora da vivere, tendono a ricordarsi con maggiore facilità esiti negativi non curandosi degli effettivi successi ottenuti in una miriade di contesti e utilizzano queste memorie per confermare il loro senso di inadeguatezza e incapacità. Tendono a generalizzare la loro inabilità in alcuni settori a vari ambiti della vita, con il risultato di vedersi “totalmente incapaci di fare tutto”. Spesso si sentono in colpa per episodi dagli esiti negativi che capitano intorno a loro o per come vedono i loro familiari “la mamma sta male per colpa mia…”. Talvolta hanno pensieri di morte che possono trasformarsi in ideazioni suicidarie o tentativi di suicidio (anche se molto più raramente rispetto a ciò che accade in adolescenza).

 

Possono lamentare sintomi somatici come mal di testa e mal di stomaco molto più frequentemente di quanto lo facciano gli adolescenti, questo a causa della loro difficoltà nel riferire stati emotivi; possono presentare squilibri alimentari (iniziare a mangiare di meno o molto di più) così come si può osservare una rottura degli equilibri raggiunti nel ritmo sonno-veglia (possono dormire molto di più del solito o non riuscire a prendere sonno, possono avere dei frequenti risvegli notturni con incapacità di riprendere sonno).

 

Associati al senso di noia e anedonia si osservano frequentemente dei cambiamenti nelle relazioni con i coetanei che possono andare dal disinvestimento al ritiro sociale con conseguente aumento del senso di solitudine. Nei casi di maggiore irritabilità e tendenza a scoppi d’ira, il rifiuto può arrivare dall’esterno con conseguente aumento del senso di inadeguatezza. Da un punto di vista funzionale le difficoltà nel mantenere alti livelli di concentrazione e la sensazione di mancanza di energie per affrontare attività che richiedono sforzo cognitivo, si riflettono in una diminuzione del rendimento scolastico, della motivazione allo studio fino a situazioni di rifiuto scolare.

 

Una volta rintracciati i possibili eventi scatenanti della depressione in atto nel bambino, oltre al lavoro diretto con questi, assume un ruolo cruciale il lavoro con i genitori, con la scuola e con la rete di contatti e contesti che girano intorno al bambino (siano queste attività sportive, ricreative o di altro genere).

 

La causa dei disturbi dell’umore nei bambini sembra essere mutifattoriale (Hankin, 2015), associata quindi ad una miriade di fattori che, combinati tra loro, possono rendere il soggetto più incline a sviluppare una psicopatologia. Tra questi: fattori genetici, temperamentali, biologici, ambientali e le modalità personali di interpretare e dare un significato alle cose che accadono (stili cognitivi). Altri studi ipotizzano che alla base vi sia un deficit (innato o acquisito) di autoregolazione emotiva (Uhl K., 2019), intesa come abilità complessa e determinata da molti fattori che può essere appresa, orientata e potenziata attraverso esperienze della vita quotidiana o attraverso particolari percorsi di trattamento psicoterapico (talvolta in associazione con la farmacoterapia).

 

In tal senso, esperienze di vita “positive” promuovono funzionali abilità di autoregolazione emotiva e contribuiscono allo sviluppo di una particolare capacità che ci permette di fronteggiare eventi stressanti: la resilienza. Viceversa, esperienze di vita “negative” (per una miriade di fattori ambientali) possono favorire disregolazione emotiva che, associata a fattori biologici/genetici che a loro volta rendono un bambino più vulnerabile da un punto di vista psicopatologico, possono condurre a stati depressivi o altri disturbi (Southwick e Charney, 2012). A tal proposito assume un ruolo cruciale l’attività di prevenzione, da svolgere in qualsiasi contesto di vita dei bambini, che punti verso il potenziamento e lo sviluppo di buone abilità di autoregolazione emotiva e di resilienza.

 

 

Dott.ssa Giulia Mori

Psicologa- psicoterapeuta

Referente del Gruppo “Tages Kids”

 

 

Hakin B.L., (2015), Depression from childhood through adolescence: risk mechanisms across multiple systems and levels of analysis. Current Opinion in Psychology, Volume 4, Pages 13-20

Isola L., Romano G., Mancini F. (2016), Psicoterapia cognitiva dell’infanzia e dell’adolescenza. Franco Angeli

Lambruschi F. (2004), Psicoterapia Cognitiva dell’età evolutiva. Bollati Boringhieri

OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità (2004) World Health Organization Priorità Medicines for Europe and the World.

SINPIA, (2007) Linee guida sui disturbi depressivi in età evolutiva. www.sinpia.eu/wp-content/uploads/2019/02/2007_2.pdf

Southwick S.M., Charney D.S. (2012), The science of resilience: Implicationsfor the prevention and treatment of depression. Science, vol.338, 79-92

Uhl K. Et al. (2019), Relations of Emotion Regulation, Negative and Positive Affect to Anxiety and Depression in Middle Childhood. Journal of Child and Family Studies

 

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